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Papà e mamma mi soffocano. Vorrei libertà, ma senza ferirli

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28.02.2026

Cara Caterina, mi chiamo Carla, ho 28 anni e ti scrivo da Cosenza. Nonostante la mia età, l’indipendenza conquistata e una vita ormai avviata, mi sento ancora trattata come se fossi una ragazzina che ha bisogno di essere controllata in ogni momento. Vivo da sola da alcuni anni, ho un lavoro stabile che mi permette di mantenermi e di fare le mie scelte con responsabilità. Eppure, per la mia famiglia, tutto questo sembra non bastare. Ai loro occhi resto sempre “la bambina di casa”. Mia madre è una donna gentile, affettuosa, premurosa. Mi chiama spesso per sapere se ho mangiato, se sto bene, se sono stanca. So che lo fa per amore, ma a volte questa attenzione continua mi soffoca. Ho la sensazione che faccia ancora fatica a vedermi come una donna adulta, capace di cavarsela da sola. Con mio padre, invece, è più complicato. È molto più rigido e controllante. Mi scrive messaggi per sapere a che ora rientrerò, con chi sono, dove vado. Se esco la sera o se decido di andare fuori città, sento addosso il peso di mille domande, come se dovessi sempre giustificare le mie scelte. La cosa che mi fa più male è che tutto questo accade nonostante io non abbia mai dato loro motivo di preoccuparsi davvero. Sono sempre stata una figlia responsabile, presente, rispettosa. Eppure mi sembra di non riuscire mai a rassicurarli abbastanza. Vorrei tanto trovare un modo per parlarne con loro, per spiegare come mi sento senza ferirli. Il problema è che sono due persone molto permalose: ogni tentativo di dialogo rischia di trasformarsi in un’offesa, come se il mio bisogno di autonomia fosse interpretato come mancanza di gratitudine o di amore. Io vorrei solo essere vista per quello che sono oggi: una donna adulta, che può sbagliare, scegliere, crescere ancora, ma con le proprie gambe. Come si fa a chiedere libertà senza sembrare ingrati? 

Roma, 28 febbraio 2026 –  Cara Carla, ho letto la tua lettera con grande attenzione e si percepisce, riga dopo riga, quanto tu sia una figlia amorevole. Si sente anche la tua fatica, quel senso di soffocamento che nasce quando l’amore degli altri non riesce a stare al passo con i nostri cambiamenti. Hai 28 anni, vivi da sola, lavori, ti mantieni, prendi decisioni con responsabilità. Questa non è una prova generale dell’età adulta, è l’età adulta. Il fatto che ti ponga il problema di non ferire i tuoi genitori dice già molto della donna che sei: attenta e matura. Tua madre, da come la descrivi, sembra muoversi dentro un amore che non ha ancora imparato a cambiare forma. Chiederti se hai mangiato o se sei stanca è il linguaggio con cui ti ha amata per anni. Per lei smettere di farlo può significare perdere il suo ruolo. Non è che non ti vede adulta, è che forse fatica a ridefinire sé stessa come madre di una persona adulta. Con tuo padre è tutto più complicato. Il controllo, le domande sugli orari, sulle persone, sui luoghi… spesso nascono dalla paura. Alcuni padri fanno fatica ad accettare di non poterci più proteggere come facevano quando eravamo bambine e quando la bambina cresce, la loro preoccupazione può irrigidirsi invece che allentarsi. Ma tutto questo non invalida ciò che senti. L’amore, anche quando è sincero, non deve soffocare. Il rispetto per i genitori non può annullare il rispetto per sé stessi. Mi chiedi: come si fa a chiedere libertà senza sembrare ingrati? Prima di tutto, cambiando il punto di partenza dentro di te. Chiedere spazio non è un atto di ribellione, è un atto di crescita. Non è una sottrazione d’amore, è una ridefinizione dei confini. I confini sani non distruggono i legami: li rendono più maturi. Forse il dialogo potrebbe partire non da ciò che loro sbagliano, ma da ciò che tu provi. Puoi anche rassicurarli e dire che la loro presenza è fondamentale per te, che il loro amore non è in discussione ma allo stesso tempo spiegare che per crescere hai bisogno di autonomia reale, non solo formale. A volte i genitori temono che l’autonomia significhi distanza affettiva. Puoi essere autonoma senza essere lontana. Un piccolo consiglio pratico: inizia con dei piccoli confini. Non serve rivoluzionare tutto in una conversazione. Per esempio, potresti smettere di giustificarti in modo dettagliato quando esci. Quando cambiamo ruolo in una relazione l’altra persona deve riadattarsi, questo non avviene mai immediatamente, ci vorrà tempo, ma se resterai ferma pian piano il nuovo equilibrio si costruirà. Ricorda una cosa importante: non sei responsabile delle emozioni dei tuoi genitori. Sei responsabile del modo in cui comunichi, non di come loro scelgono di interpretarlo. Se parli con rispetto e verità, stai già facendo la tua parte. Tu non stai chiedendo libertà per allontanarti. La stai chiedendo per restare. Continua a voler loro bene, ma impara a voler bene anche alla donna che sei diventata.

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