Mattarella difende il Csm, il Capo dello Stato al primo plenum ordinario in 11 anni: “Più rispetto dalle altre istituzioni”
Roma – L’intervento era atteso, ma lo schiaffo istituzionale è arrivato con una durezza che ha sorpreso tutti. Inevitabile, dopo che il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, aveva definito il Consiglio superiore della magistratura un «sistema para-mafioso». Alle 10 il capo dello Stato si presenta di fronte al plenum al gran completo, allertato dal Colle con due ore di preavviso. Un inedito in undici anni: non ha mai presieduto un’assemblea convocata, come ogni mercoledì, su temi di routine. E nella storia della Repubblica casi del genere si contano sulle dita di una mano: Pertini, Scalfaro, Cossiga (quest’ultimo però non per difendere, ma per attaccare il Csm). L’eccezionalità dell’evento parla da sola, ma Sergio Mattarella la rimarca subito: «Sono consapevole che non è consueta la presenza del presidente della Repubblica per i lavori ordinari... Per quanto mi riguarda non si è mai verificata». Poi arrivano le parole che pesano come martellate. A indurlo a questa decisione sono state la necessità di sottolineare il ruolo costituzionale del Consiglio e «l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di quest’organo».
Il Quirinale preparava questa mossa da lunedì, convinto di dover accelerare i tempi di fronte a una campagna referendaria sempre più fuori controllo, dove i poteri dello Stato passano il tempo a delegittimarsi a vicenda. Il messaggio è doppio. Da un lato è politico, un invito ad abbassare i toni che coinvolge anche le toghe, come il procuratore Nicola Gratteri, che ha attaccato duramente chi voterà sì: «Avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto reciproco». Peraltro, Mattarella chiarisce subito un punto fondamentale: ammette che il Csm «non è esente nel suo funzionamento da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono precluse critiche». Tuttavia, ricorda, difetti e sbagli si registrano anche nell’attività delle altre istituzioni, siano esse legislative o esecutive. Non mette bavagli, riconosce che il dissenso è lecito.
Mattarella presiede il plenum del Csm: “In 11 anni mai stato qui, serve rispetto per questa istituzione”. Nordio: “Apprezziamo le parole del Colle”
Ma un conto è lo scontro politico, anche se sguaiato, un altro è quello istituzionale, che lui trova inammissibile. Qui sta il cuore del richiamo: non a caso rimarca di parlare non come presidente dell’organo di autogoverno della magistratura, ma come presidente della Repubblica, cioè principale garante delle istituzioni. L’innesco non va cercato a Palazzo Chigi, da dove pure la premier continua a bombardare diverse sentenze. Il messaggio del Colle è inequivocabile: la presenza a Palazzo dei Marescialli serve a mettere al riparo l’istituzione da “attacchi scomposti”.
È stata la frase di Nordio a segnare il superamento di un confine ch e per Mattarella – ferito come vertice del Csm e, nella memoria, come fratello di Piersanti ucciso dalla mafia nel 1980 – è invalicabile. Sì, perché l’affondo del Guardasigilli non era rivolto contro associazioni civili e nemmeno contro l’Anm; non prendeva di mira un singolo componente, ma l’istituzione stessa. Pesa il fatto che a muovere l’accusa non sia né un semplice cittadino né un semplice magistrato, ma il ministro della Giustizia. Ovvio che non potesse lasciar correre e dovesse anzi fermare questa ripida discesa: «Questa sede rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica». Insomma: il Csm non può mai essere trattato come un punching ball.
“Meccanismo para-mafioso nel Csm”. Bufera sulle parole di Nordio, le opposizioni: fango sui magistrati
Le reazioni a botta calda soddisfano il Colle. Tutto il mondo politico si è affrettato a dare ragione al presidente e a promettere di adeguarsi. È molto probabile che Mattarella abbia centrato il suo bersaglio principale: difficilmente, dopo una rampogna così severa, i due fronti si azzarderanno ad alzare il tiro fino a colpire il cuore delle istituzioni. Per quanto riguarda l’imbarbarimento senza precedenti della campagna referendaria, non è detto invece che riesca nell’intento. Ma forse, quantomeno, il ricorso all’iperbole verrà calmierato.
