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Keanu Reeves: “I Dogstar sono il mio grande amore. Come musicista non ho bisogno di essere famoso”

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15.06.2026

I Dogstar: da sinistra, Rob Mailhouse, Bret Domrose e Keanu Reeves

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Milano - Ed io tra di voi. Anche se a Los Angeles sono le 10 del mattino, Keanu Reeves sembra essersi appena svegliato. Ha lo sguardo implorante una tazza di caffè e poco da dire. Così, a raccontare quei Dogstar in arrivo l’11 luglio a Roma, il 12 a Bari, il 14 a Pordenone e il 15 luglio agli Arcimboldi di Milano ci pensano soprattutto il chitarrista e frontman Bret Domrose e il loquace batterista Robert “Rob” Mailhouse. Lui, il bassista caduto sulla terra, si limita ad annuire lasciando pensieri sparsi. Vietato evocare la parola “cinema”, come se Keanu non fosse un divo di Hollywood, e, soprattutto, come se la curiosità che permette ai Dogstar di vendere biglietti in giro per il mondo non sia alimentata dal fatto di vedere all’opera l’idolo di “Matrix” in vesti di rocker.

Siete rimasti lontani vent’anni. Poi, complice la pandemia, il sodalizio è ripreso.

BD - “Già, ma abbiamo continuato a sentirci, quindi, il filo fra noi non s’è mai interrotto. Nel 2023 la storia è ripartita con la pubblicazione di ‘Somewhere between the power lines and palm trees’ che l’anno successivo abbiamo presentato pure in Italia a Gardone Riviera, Udine, Bologna e Torino”.

È appena uscito “All in now”. Cosa segna per i Dogstar questo quarto capitolo discografico?

KR - “Una continuità, una prosecuzione. Avevamo addosso molta energia da sfogare, quella accumulata dalla gioia di andarcene nuovamente in tour assieme”.

Da quando avete mosso i primi passi, nel ’91, il contesto è molto cambiato. Cosa pensate oggi della musica che gira intorno?

BD - Anche se non ho preclusioni di sorta, rimango un rocker affezionato alla musica prodotta con strumenti veri quali chitarra, basso e batteria, piuttosto che elettronici. Comunque penso ci sia spazio per tutti”.

RM - “Grazie alla tecnologia, oggi chiunque può creare musica nella sua........

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