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Il 'divorzio alpino': abbandonare la partner in montagna. "Siate sempre autonome"

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26.04.2026

Lasciò sul Grossglockner la compagna che poi morì

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Roma, 26 aprile 2026 – Si parla sempre più spesso del 'divorzio alpino', termine che sta scalando le classifiche dei trend sui social media, passando da oscura citazione letteraria del XIX secolo a fenomeno virale su TikTok e Instagram. Non si tratta però di una nuova moda legata al benessere ad alta quota, bensì di un’espressione utilizzata per descrivere un’esperienza traumatica e potenzialmente letale: l’abbandono di un partner, solitamente meno esperto o in difficoltà fisica, durante un’escursione in montagna o in contesti isolati. Il dibattito è esploso con forza in seguito a un tragico evento giudiziario avvenuto in Austria. Un uomo, identificato come Thomas P., è stato condannato per omicidio colposo dopo aver abbandonato la fidanzata sul Grossglockner, la montagna più alta del Paese. Mentre l'uomo sosteneva di essersi allontanato per cercare aiuto, la donna è morta congelata. Durante il processo, sono emersi dettagli agghiaccianti: l’accusa ha dimostrato che l’uomo non aveva risposto alle chiamate dei soccorsi nonostante il segnale telefonico fosse presente. Inoltre, una sua ex fidanzata ha testimoniato che Thomas P. l'aveva già abbandonata sulla stessa montagna nel 2023, semplicemente perché la considerava "troppo lenta", tendendo a diventare "brontolone" se lei mostrava segni di fatica.

Sebbene il termine non sia riconosciuto legalmente, le dinamiche relazionali che lo sottendono sono ben note agli esperti. Interpellata da Cnn News, la psicologa comportamentale Jo Hemmings ha spiegato che i perpetratori spesso presentano uno stile di attaccamento evitante. Queste persone tendono a distanziarsi emotivamente e fisicamente dagli altri sotto stress, piuttosto che affrontare la causa del problema. Secondo Hemmings, chi mette in atto il 'divorzio alpino' "probabilmente manca di empatia e compassione ed evita il conflitto, preferendo allontanarsi". In un contesto montano, questa dinamica assume una dimensione di pericolosità immediata: la montagna crea una gerarchia istantanea basata su chi guida, chi naviga e chi stabilisce il passo. "Camminare avanti e rifiutarsi di adattarsi può essere un modo sottile per affermare autorità o controllo", aggiunge l'esperta. Le testimonianze online si moltiplicano costantemente. Laurie Singer, un'atleta californiana, ha raccontato di essere stata abbandonata da un amico di lunga data durante il John Muir Trail, un percorso di oltre 350 chilometri nella Sierra Nevada. Nonostante Laurie soffrisse di edema cerebrale dovuto all'altitudine, l'amico continuava a distanziarla, affermando in seguito di volerla "mettere alla prova per vedere se ce l'avrebbe fatta". Quando Laurie non è stata più in grado di camminare, l'uomo le ha suggerito di dividersi, lasciandola sola con una barretta energetica e persino caricando la propria spazzatura nel suo zaino per alleggerire il proprio carico. Laurie è sopravvissuta solo grazie all'incontro fortuito con altri escursionisti dopo quasi 13 chilometri di agonia. "Non mi rendevo conto di quanto avrei dovuto far parte del processo di pianificazione, lui ha assunto un ruolo quasi da sherpa-mentore, e non lo era. Ha semplicemente abbandonato una persona. Chi fa una cosa del genere?", si è chiesta riflettendo sul tradimento subìto. Il divorzio alpino può variare da un atto impulsivo dettato dall'impazienza a una decisione premeditata e malevola. In molti casi, il video virale o il post sui social funge da catarsi per donne che realizzano, proprio nel momento del bisogno fisico in un ambiente ostile, la reale natura del proprio partner. Il consiglio di chi è sopravvissuto a queste esperienze è unanime: "Non importa quanto pensi di conoscere la persona con cui stai facendo escursioni, dovresti sempre essere autosufficiente".

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