Elezioni in Ungheria, chi è Pyter Magyar: l'anti-Orban che potrebbe diventare nuovo premier. Promesse e ombre
Peter Magyar, leader dell'opposizione in Ungheria (Epa)
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Budapest, 9 aprile 2026 – Mancano pochi giorni alle elezioni legislative e l'Ungheria si trova davanti a un bivio storico che vede contrapposti il primo ministro di lungo corso, Viktor Orban, e il suo sfidante più insidioso da 15 anni a questa parte, Peter Magyar. Quarantacinquenne, ex insider del partito di governo Fidesz, Magyar è riuscito in meno di due anni a trasformarsi da funzionario di medio livello a leader di un movimento, Tisza, che oggi i sondaggi indicano come potenziale vincitore.
L’ex moglie ministro e Orban rinnegato
L’opposizione di Magyar nasce dall’interno. Cresciuto in una famiglia dell'élite conservatrice di Budapest, figlio di avvocati e figlioccio di un ex presidente, Magyar è stato per anni parte integrante della 'famiglia Fidesz'. La sua ascesa politica è stata strettamente legata al matrimonio con Judit Varga, ex ministra della Giustizia e volto di punta del governo Orban. Tuttavia, come riportato da Politico, Magyar ha vissuto a lungo nell'ombra della folgorante carriera della moglie, accumulando un risentimento che è esploso nel febbraio 2024. La scintilla del tradimento definitivo è stata lo scandalo della grazia concessa a un complice in un caso di abusi sessuali su minori, che ha portato alle dimissioni della moglie e della presidente Katalin Novak. Magyar ha accusato i vertici del partito, in particolare Orban e il capo di gabinetto Antal Rogan, di essersi "nascosti dietro le gonne delle donne" per proteggere se stessi, rendendo Varga e Novak capri espiatori. In un'intervista virale sul canale YouTube Partizan, Magyar ha denunciato la corruzione e il clientelismo sistemico del governo, dando inizio a una campagna elettorale senza sosta basata sullo slogan "Ora o mai più", poi abbreviato in un urgente "Ora".
Ironia e campagna capillare
Magyar ha adottato uno stile comunicativo non convenzionale, capace di neutralizzare la potente macchina del fango dei media filogovernativi. Quando è stato deriso per l'uso di pantaloni attillati, ha risposto con video virali in cui preparava frullati alla banana, trasformando lo scherno in un'arma di simpatia. Secondo il Financial Times, la sua forza risiede nella capacità di fare "il lavoro sporco" sul campo: ha visitato tutte le 106 circoscrizioni del Paese, tenendo fino a sei discorsi al giorno e conquistando consensi anche nelle aree rurali, tradizionali roccaforti di Fidesz
L'agenda di Magyar è marcatamente nazionale: promette di sbloccare i fondi Uecongelati, combattere la corruzione e migliorare i servizi sociali, ma senza rinunciare a una postura nazionalista. Pur essendo meno ostile di Orbán verso l'Ucraina e l'Unione europea, Magyar resta cauto sull'integrazione totale e sostiene la necessità di mantenere importazioni di energia russa a basso costo per la ripresa economica.
Le ombre: le accuse di abusi e il partito tossico
Nonostante il grande seguito, lo sfidante resta una figura controversa. Le accuse di abusi domestici lanciate dall'ex moglie Judit Varga – da lui fermamente smentite e liquidate come propaganda di regime – e il suo stile di leadership da 'uomo solo al comando' hanno sollevato dubbi anche tra i suoi alleati. Alcuni ex collaboratori, intervistati da Politico, descrivono l'ambiente interno al partito Tisza come "tossico" e basato sulla lealtà personale piuttosto che sul merito, un modello che paradossalmente ricorda proprio il sistema Fidesz da cui Magyar proviene. Tuttavia, per gran parte dell'elettorato disilluso, questi aspetti sembrano secondari. L'opinione prevalente tra i suoi sostenitori è che Magyar sia l'unico strumento efficace per porre fine a sedici anni di egemonia orbaniana. Come dichiarato da una elettrice al Financial Times: "Non voglio sposare Magyar, voglio solo che si liberi di Orban".
Cosa dicono i sondaggi
Difficile fare pronostici: gli istituti di ricerca ungheresi sono notevolmente influenzati dalla loro vicinanza al governo o all'opposizione. Prendendo in considerazione quelli vicini a questi ultimi, tendenzialmente valutati come più indipendenti, la vittoria di Magyar sarà chiara: Tisza otterrebbe tra il 47% e il 56% dei voti, contro il 39-40% del Fidesz di Orban. Gli istituti filo-governativi vedono invece in vantaggio il premier uscente, sebbene con una distanza di appena il 5-6% da Magyar. Ad aiutare Tisza c'è sicuramente il ritiro della maggior parte degli altri partiti di opposizione, che hanno preferito fare un passo indietro per far convergere i loro voti sulla prima persona che, da quasi due decenni, sembra in grado di spodestare Viktor Orban.
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