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Mattarella presidente pop: a suo agio coi cantanti di Sanremo, protagonista tra gli atleti sulle nevi

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14.02.2026

C’è Sergio Mattarella, 84 anni (compresi undici al Quirinale, che come stress valgono doppio) e non sentirli, negli ultimi tempi protagonista di una sterzata d’immagine in senso nazionalpopolare, no, il termine è troppo gramsciano, sa di egemonia culturale e qualcuno potrebbe equivocare, diciamo allora nazionalpop che però, condotta con senso della misura, buongusto e perfino una certa ironia, accentua anziché attenuare il distacco del Presidente della becera volgarità del resto della classe politica.

Soltanto se si ha il rispetto del proprio ruolo di Mattarella ci si può concedere qualche escursione tifosa o ‘leggera’ o piaciona, o magari tutte e tre insieme, senza che risulti squalificante. Si può strizzare l’occhio all’uomo qualunque senza diventare qualunquisti. Ci si può emozionare vedendo il Tricolore che sale più in alto delle altre bandiere senza risultare sovranisti. Si può fare quello che avremmo voluto fare tutti, abbracciare Federica Brignone, senza essere populisti. E infine si può trasformare il Quirinale in un Ariston leggermente più solenne mantenendo ben presente la distinzione fra intrattenimento e arte, serietà e leggerezza, gioco e realtà.

In un mondo in cui la differenza fra politica e spettacolo diventa sempre più labile, soltanto chi ha il senso profondo del suo ruolo riesce a darne uno anche ai momenti in cui decide di scherzare. È l’eccezione che conferma la regola. E infatti mai l’etichetta è stata così importante come da quando il potente di turno ha deciso di ignorarla per fingere di essere “uno di noi”. Semplicemente perché ci ricorda che non è uno di noi, è più importante di noi, e dovrebbe incarnare la cosa pubblica, la Res publica, la Repubblica “con disciplina e onore”, come ordina la Costituzione, senza renderla ridicola insieme con sé stesso.

Il protocollo serve, appunto, a dare delle regole di comportamento a chi comportarsi, di suo, non sa (per esempio, non tutti i modi e le mode, specie vestimentarie, del cast di Sanremo erano proprio adeguati all’occasione quirinalizia, ma insomma pazienza). Super Sergio, invece, è impeccabile anche quando ricorda che all’asilo gli raccomandavano di fingere di cantare “per non turbare il coro degli altri”, con questo guadagnandosi la solidarietà dei moltissimi compatrioti cui è avvenuto lo stesso perché si sa, noi siamo il popolo più musicale del mondo, ma appena tre italiani tentano di intonare insieme Quel mazzolin di fiori ognuno va per conto suo (una metafora anche della nostra vita pubblica, a ben pensarci).

Insomma, dubito che prossimamente su questi schermi vedremo Mattarella che racconta barzellette o cucina risotti o abbraccia prosciutti. Sarà sempre il solito, solido, rassicurante Presidente. Magari però sì, con un sorriso, anche lui come noi tutti, quando ascolta cantare a Sanremo o vede Brignone che le canta e le suona al resto del mondo. E va benissimo così.


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