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Garlasco, il caso che non finisce mai: le prove dimenticate, i dubbi sul Ris e la nuova accusa a Sempio

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Il caso Garlasco torna al centro dell’attenzione con nuovi interrogativi sulle prove raccolte nel 2007, dalle analisi del Dna sui pedali della bicicletta ai reperti distrutti. Mentre la Procura di Pavia punta al processo di Andrea Sempio, si riapre il dibattito sulla condanna di Alberto Stasi e sulla ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi

Diciannove anni, due assoluzioni, una condanna definitiva, un nuovo indagato e una quantità di accertamenti scientifici che, anziché chiudere definitivamente il caso, sembrano aver aperto un’inchiesta parallela su come siano state condotte le indagini originali. Il delitto di Garlasco è tornato a essere uno dei casi giudiziari più controversi d’Italia, ma questa volta al centro dell’attenzione non c’è soltanto la domanda che accompagna la morte di Chiara Poggi dal 13 agosto 2007, ovvero chi l’abbia uccisa. C’è anche un interrogativo altrettanto delicato: quanto erano affidabili le prove raccolte all’epoca e utilizzate nel procedimento che ha portato alla condanna di Alberto Stasi?

La seconda chiusura delle indagini nei confronti di Andrea Sempio, notificata il 28 settembre 2026 dalla Procura di Pavia, rappresenta il punto di arrivo di un anno e mezzo di nuovi accertamenti e, contemporaneamente, l’inizio di una fase giudiziaria che potrebbe avere conseguenze su due fronti. Da una parte il possibile processo a carico dell’amico del fratello della vittima, accusato dai magistrati di omicidio volontario aggravato; dall’altra la prospettiva di una revisione della sentenza pronunciata nei confronti di Stasi, condannato definitivamente a sedici anni di reclusione nel dicembre 2015.

Due percorsi distinti, che non possono essere sovrapposti automaticamente. Perché indagare un’altra persona non significa aver dimostrato l’innocenza del condannato, così come mettere in discussione una vecchia prova non equivale ad aver identificato con certezza un nuovo assassino.

Il delitto di Chiara Poggi e la condanna di Alberto Stasi

È il 13 agosto 2007 quando Chiara Poggi, 26 anni, viene trovata senza vita nella villetta di famiglia in via Pascoli, a Garlasco, in provincia di Pavia. I genitori e il fratello sono in vacanza, lei è rimasta sola. A dare l’allarme è il fidanzato Alberto Stasi, allora studente universitario di 24 anni, che riferisce di aver trovato il corpo della giovane sulle scale che conducono alla cantina.

Chiara è stata colpita ripetutamente con un oggetto contundente, mai identificato con certezza e mai ritrovato. La scena del crimine presenta tracce di sangue, impronte e materiale biologico destinati a diventare centrali nelle successive ricostruzioni investigative.

Stasi finisce quasi immediatamente sotto indagine. Il 24 settembre 2007 viene fermato, ma il provvedimento non viene convalidato e torna in libertà. Nel 2009 arriva la prima assoluzione, confermata nel 2011 in appello. La Cassazione annulla però quest’ultima decisione, disponendo un nuovo giudizio, che nel dicembre 2014 si conclude con una condanna a sedici anni di reclusione. Il verdetto diventa definitivo il 12 dicembre 2015.

Da allora Stasi ha continuato a proclamarsi innocente. Dopo anni di detenzione e un periodo di semilibertà, nel giugno 2026 ha ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali, una misura alternativa che gli consente di scontare all’esterno la pena residua. Il beneficio penitenziario non modifica né annulla la condanna.

Andrea Sempio, il nuovo indagato e l’ipotesi del movente

Il nome di Andrea Sempio non compare per la prima volta nelle indagini del 2025. Amico di Marco Poggi, fratello di Chiara, Sempio frequentava la famiglia e conosceva la villetta di via Pascoli. Era già stato sottoposto ad accertamenti nel 2016-2017, nell’ambito di un’inchiesta successivamente archiviata.

Nel marzo 2025 la Procura di Pavia riapre il fronte investigativo nei suoi confronti, concentrandosi soprattutto sulle tracce biologiche rinvenute sotto le unghie della vittima e sulla possibilità di ricostruire diversamente la dinamica dell’aggressione.

Nella nuova ipotesi accusatoria, Sempio avrebbe aggredito Chiara dopo un approccio sessuale respinto, colpendola ripetutamente e provocandone la morte. I magistrati contestano l’omicidio aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti, individuati nell’odio che sarebbe derivato dal rifiuto della giovane.

Si tratta di una ricostruzione dell’accusa, non di fatti giudizialmente accertati. Sempio ha sempre negato di avere qualsiasi responsabilità nell’omicidio e la sua difesa contesta tanto gli elementi scientifici quanto l’interpretazione del presunto movente.

Il Dna sotto le unghie di Chiara: compatibilità non significa identificazione

Uno degli elementi sui quali si fonda la nuova indagine riguarda il........

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