Super Mario compie 40 anni: ecco come l’idraulico pixelato è diventato icona globale
Dai pixel di Super Mario Bros. alla consacrazione accademica: IULM lancia Game Lab e porta il videogioco al centro della cultura contemporanea
Super Mario non è mai stato solo un videogioco, e continuare a raccontarlo come tale significa non aver capito nulla di come funziona davvero la cultura pop quando smette di essere intrattenimento e diventa linguaggio.
Quando Super Mario Bros. arriva nel 1985, non introduce semplicemente un personaggio o una meccanica di gioco, ma stabilisce un codice che attraversa generazioni, piattaforme e media, trasformando un idraulico in pixel in uno degli alfabeti visivi più riconoscibili al mondo.
Dall’arcade all’immaginario globale: la costruzione di un’icona
Per capire davvero cosa rappresenti oggi Mario, bisogna tornare a un momento in cui il videogioco era ancora un territorio in costruzione, un linguaggio acerbo, spesso confinato a una dimensione tecnica più che narrativa, e osservare come un personaggio nato quasi per necessità grafica — un cappello per evitare di animare i capelli, dei baffi per rendere leggibile il volto — sia riuscito a trasformarsi in una delle icone più riconoscibili della cultura contemporanea.
La prima apparizione risale a Donkey Kong, dove Mario — ancora carpentiere — si muove all’interno di una struttura semplice ma già perfettamente leggibile, che anticipa quella che diventerà la grammatica del platform, mentre con Mario Bros. prende forma un primo universo condiviso, grazie anche all’introduzione di Luigi, elemento fondamentale per trasformare un’esperienza individuale in un sistema relazionale.
Ma è con Super Mario Bros. che avviene la vera rivoluzione, quella che non riguarda soltanto il successo commerciale ma la capacità di definire uno........
