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Mackenyu, il codice prima dell’ego: Zoro, Chihayafuru e la costruzione silenziosa di una star globale

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09.03.2026

Intervista esclusiva a Mackenyu: One Piece 2, Chihayafuru, Assassin’s Creed e la sua identità tra Giappone e Hollywood. Ritratto completo tra disciplina, vulnerabilità e visione internazionale

Quando la finestra di Zoom si apre, sullo schermo non c’è Tokyo né Los Angeles, ma il Sudafrica, dove Mackenyu sta girando One Piece. La seconda stagione, appena presentata negli Stati Uniti, è entrata ormai in una fase che non è più quella dell’entusiasmo iniziale ma quella, più delicata e strutturale, della conferma, del consolidamento industriale, del passaggio da fenomeno a sistema. La prima stagione aveva dimostrato che un manga iconico poteva diventare serialità globale senza perdere identità; la seconda deve dimostrare che quell’identità regge sotto il peso dell’aspettativa internazionale, sotto lo sguardo di una fanbase che non perdona sbavature.

Eppure, durante la nostra conversazione esclusiva avvenuta prima del grande lancio di One Piece 2, la prima cosa che colpisce non è la tensione del momento ma la sottrazione. Alla domanda più semplice – come ti definisci oggi – Mackenyu non costruisce una narrazione eroica, non elenca traguardi, non cita numeri. Dice: «Sono un attore. Lavoro tra film, serie, videogiochi e moda, esplorando forme diverse di racconto». È una risposta tecnica, quasi neutra, ma dentro quell’elenco c’è già la mappa di un attraversamento: cinema giapponese, produzioni internazionali, un grande franchise globale, il mondo del gaming con Assassin’s Creed Shadows, le fashion week.

Crescere tra due sistemi........

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