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Il Giappone visto dal mare: il viaggio in nave che attraversa Tokyo, Osaka, Kobe e Okinawa

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19.08.2026

Il punto di partenza sono le notti illuminate di Shanghai, si arriva via acqua ai quartieri futuristici di Tokyo, passando per Osaka, Kobe e il mare tropicale di Okinawa. Gli itinerari asiatici di Royal Caribbean permettono di attraversare città, culture e paesaggi diversissimi lasciando che sia la propria camera a viaggiare

Ci sono viaggi nei quali il tempo sembra consumarsi tra una stazione e l’altra. Sveglie anticipate, coincidenze da calcolare, check-in, camere d’albergo abbandonate proprio quando si cominciava a sentirle proprie e valigie da richiudere ogni mattina, cercando di ricordare in quale tasca siano finiti il caricabatterie, i documenti o il biglietto del treno successivo.

In Giappone questa fatica viene spesso accettata come parte inevitabile dell’esperienza. Il Paese invita al movimento: Tokyo, Kyoto, Osaka, il Monte Fuji, le città costiere, le isole, i villaggi termali. Le distanze appaiono affrontabili, la rete ferroviaria è efficiente e ogni luogo sembra meritare almeno una deviazione. Il rischio, però, è quello di attraversarlo come una lista di destinazioni da completare, trasformando il viaggio in una corsa perfettamente organizzata nella quale si arriva sempre puntuali, ma si ha raramente il tempo di fermarsi.

Esiste anche un altro modo di incontrare il Giappone. Lasciare che sia il paesaggio a cambiare intorno a noi mentre la propria stanza continua a viaggiare. Aprire la valigia una sola volta, addormentarsi con il rumore del mare e svegliarsi ogni mattina davanti a una città diversa.

È questa l’idea alla base degli itinerari di Spectrum of the Seas, la nave di Royal Caribbean che parte da Shanghai e raggiunge, attraverso rotte differenti, alcune delle destinazioni più affascinanti dell’arcipelago giapponese. Tokyo, Osaka, Kobe, Nagoya, Shimizu con il profilo del Monte Fuji, Okinawa e altre città meno battute compaiono in combinazioni diverse all’interno di crociere capaci di unire grandi metropoli, porti storici, paesaggi naturali e isole subtropicali.

La valigia rimane nella stessa cabina. Fuori dalla finestra, invece, cambia ogni giorno l’Asia.

Shanghai, il prologo cinese del viaggio

Shanghai non appartiene al Giappone, naturalmente. È però il punto di partenza ideale per comprenderne la distanza, non soltanto geografica, ma anche culturale.

La città è il prologo cinese del viaggio, il primo capitolo di un itinerario che mette in relazione due Paesi centrali nell’immaginario dell’Asia contemporanea. Da una parte la Cina verticale, accelerata, monumentale; dall’altra il Giappone delle metropoli ipertecnologiche, dei rituali, dei porti e delle isole.

La skyline di Shanghai è ormai una delle immagini più riconoscibili del Paese. Dalla curva del Bund, le torri di Pudong sembrano una rappresentazione quasi teatrale del futuro: vetro, acciaio, luci colorate e forme architettoniche che competono per imporsi sull’orizzonte. Quando il sole tramonta e le facciate cominciano a illuminarsi, la città smette di apparire costruita e assume la consistenza di una scenografia.

Eppure Shanghai non si lascia ridurre ai grattacieli. Basta voltarsi, allontanarsi dal fiume o entrare in uno dei quartieri storici per accorgersi che la città vive soprattutto nelle sovrapposizioni. Le architetture europee del Bund raccontano il periodo delle concessioni straniere; le case basse dei vecchi lilong conservano cortili condivisi, biciclette, bucato alle finestre e una quotidianità che resiste alla verticalità delle nuove torri. Nell’ex Concessione francese, i platani ombreggiano viali sui quali si affacciano caffè, boutique indipendenti, gallerie e ville degli anni Venti.

Shanghai è una città che cambia mentre la si attraversa. Può essere sofisticata a Xintiandi, monumentale lungo Nanjing Road, quasi intima in un tempio nascosto tra gli edifici e futuristica pochi minuti più tardi, all’interno di un centro commerciale nel quale il confine tra shopping, tecnologia e intrattenimento diventa sempre meno riconoscibile.

Anche il cibo segue questa logica di contrasti. Ci sono i ristoranti panoramici e le sale da tè, ma anche i piccoli locali specializzati negli xiaolongbao, i ravioli ripieni di brodo che richiedono un rituale preciso: sollevarli senza romperli, appoggiarli sul cucchiaio, aprire delicatamente l’impasto e attendere qualche secondo prima di assaggiarli.

Il porto segna il passaggio dalla città al mare. Quando Spectrum of the Seas comincia ad allontanarsi dalla costa, Shanghai non scompare immediatamente. Le sue luci rimangono visibili per un po’, poi diventano una linea sottile e infine si confondono con l’orizzonte.

È in quel momento che il viaggio cambia ritmo.

Non ci sono più stazioni da raggiungere o coincidenze da controllare. Il primo trasferimento avviene quasi senza essere percepito. La nave procede verso il Giappone mentre i passeggeri cenano, assistono a uno spettacolo o osservano il mare dalle grandi vetrate. La distanza smette di essere un ostacolo logistico e diventa tempo disponibile.

Attraversare il mare per arrivare davvero

Il giorno di navigazione viene spesso considerato una parentesi tra due destinazioni. In realtà, in un itinerario come questo, è il punto nel quale il passaggio dalla Cina al Giappone acquista un significato concreto.

Viaggiare in aereo cancella quasi completamente la geografia. Si entra in un aeroporto, si attraversa uno spazio sospeso fatto di corridoi e controlli, si sale su un velivolo e si ricompare poche ore dopo in un altro Paese. Il mare, invece, rende percepibile la distanza. Ricorda che l’Asia orientale è costruita da isole, penisole, rotte commerciali e porti che per secoli hanno messo in relazione civiltà differenti.

Il tempo a bordo permette anche di modificare gradualmente lo sguardo. Shanghai è ancora vicina, Tokyo non è ancora comparsa e, per qualche ora, il viaggio non appartiene a nessun luogo preciso.

Al mattino il mare entra nella cabina attraverso la luce. Sul ponte, l’orizzonte è quasi completamente libero. È una condizione alla quale non siamo più abituati: non vedere edifici, strade da percorrere, notifiche trasformate in appuntamenti o monumenti da fotografare. Soltanto acqua e cielo.

Spectrum of the Seas è stata pensata proprio per trasformare........

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