Corea del Sud, 70 mila segnalazioni di scomparsa l’anno: il caso Jeju svela il lato oscuro del Paese
Il caso di Jang Mi-ran ha aperto una voragine nel sistema sudcoreano delle persone scomparse. Nel 2025 sono state registrate 70.814 segnalazioni riguardanti adulti, quasi la metà chiuse entro un’ora, ma 931 persone sono state successivamente ritrovate morte. Quasi 4.900 adulti risultano scomparsi da oltre cinque anni
Quando Jang Mi-ran è scomparsa a Jeju, la sera del 12 maggio, la sua storia è entrata in un sistema abituato soprattutto a una cosa: chiudere molto velocemente i casi di adulti dei quali improvvisamente non si hanno più notizie. Nel 2025 la polizia sudcoreana ha ricevuto 70.814 segnalazioni di scomparsa riguardanti adulti ordinari e quasi una su due, il 48,1 per cento, è stata risolta entro sessanta minuti; dopo ventiquattro ore risultava già concluso l’89,4 per cento delle pratiche e nell’arco di trenta giorni la percentuale arrivava al 99 per cento. Numeri che raccontano un sistema estremamente efficiente quando la persona torna a casa, risponde finalmente al telefono o viene localizzata, ma che possono trasformarsi in una trappola quando l’eccezione viene trattata come se fosse statisticamente impossibile.
Jang era quell’eccezione. Tre giorni dopo la sua scomparsa, il compagno si rivolse alla Jeju Western Police Station e un agente sulla trentina, identificato dalla stampa coreana con il cognome Boo, chiuse la pratica in poco più di due ore sostenendo di avere parlato con la donna e di aver verificato che fosse al sicuro. Oggi sappiamo che quella conversazione non era mai avvenuta e, dopo giorni trascorsi a negare l’accusa, il 28 agosto lo stesso Boo ha ammesso agli investigatori di non aver parlato né con Jang né con il secondo uomo scomparso il cui fascicolo avrebbe chiuso utilizzando una ricostruzione analoga. Jang, secondo gli esami medico-legali, era probabilmente già morta quando il compagno presentò la denuncia e il suo corpo sarebbe stato ritrovato soltanto 104 giorni più tardi, a poche centinaia di metri dall’alloggio nel quale soggiornava.
Il caso Jeju ha quindi cominciato come la storia inquietante di un poliziotto che avrebbe falsificato due pratiche, entrambe relative a persone successivamente trovate morte, ma nel giro di pochi giorni si è trasformato in qualcosa di molto più grande, perché dietro il comportamento del singolo agente è apparso un sistema nazionale costruito intorno a una convinzione che, nella stragrande maggioranza dei casi, è statisticamente corretta: un adulto che scompare quasi sempre ricompare molto presto.
Il problema è tutto ciò che accade quando non succede.
Settantamila segnalazioni ogni anno
Per capire la dimensione della questione bisogna allontanarsi da Jeju e guardare i numeri della National Police Agency forniti in questi giorni al Parlamento sudcoreano. Le segnalazioni riguardanti adulti ordinari sono state 74.936 nel 2022, 74.847 nel 2023, 71.854 nel 2024 e 70.814 nel 2025, mentre nei primi sette mesi del 2026 ne erano già state registrate 41.894. Non si tratta necessariamente di altrettante persone uniche, perché uno stesso individuo può essere oggetto di più segnalazioni nel corso dell’anno, ma il dato restituisce comunque il volume enorme di pratiche che ogni giorno arrivano nelle stazioni di polizia del Paese.
La maggioranza assoluta di questi casi ha un finale rassicurante e spesso molto rapido. Nel 2025 il 48,1 per cento delle segnalazioni è stato chiuso entro un’ora, il 64,9 per cento entro tre ore, il 75,2 entro sei e l’82,9 entro dodici; dopo un giorno si arrivava all’89,4 per cento, dopo tre giorni al 95,1 e dopo una settimana al 97,1, fino al 99 per cento raggiunto entro trenta giorni.
C’è un dato ancora più significativo: 70.591 delle 70.814 segnalazioni del 2025, il 99,7 per cento, sono state concluse senza che fosse necessaria una ricerca della polizia su vasta scala, perché nella maggior parte dei casi la persona era tornata spontaneamente oppure era stata localizzata attraverso un contatto telefonico o altre verifiche relativamente semplici.
È facile capire come una percentuale del genere possa lentamente trasformarsi da statistica in cultura operativa. Se praticamente ogni adulto del quale viene denunciata la scomparsa torna a casa o viene ritrovato senza che servano giorni di ricerche, l’esperienza quotidiana suggerisce al poliziotto che anche il prossimo caso probabilmente finirà nello stesso modo.
Proprio qui, però, si nasconde il rischio. Il professor Lee Woong-hyuk, docente di scienze di polizia alla Konkuk University, ha spiegato a Yonhap che il fatto che la quasi totalità degli adulti torni nel giro di poco tempo può........
