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Parkinson e Alzheimer letti sulla pelle: la biopsia che può anticipare le malattie neurodegenerative

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05.09.2026

La scienza sta studiando la cute con occhi nuovi. Perché dalla sua analisi potrebbero arrivare risposte per curare molte malattie.

Abbiamo passato un’estate a litigare sulla pelle. Se la crema solare faccia bene o male, se proteggerci sia prudenza o paranoia e se l’abbronzatura sia ancora sexy oppure ormai soltanto irresponsabile. È finita nei talk, nei video e nelle polemiche, diventando terreno di scontro (anche) politico, con la tintarella che si è fatta concetto ideologico. Poi ci ha pensato il rapper Salmo, con il suo corpo tatuato (e malato di carcinoma basocellulare), a ricordarci l’altra faccia della storia: la pelle è anche spettacolo, identità, linguaggio. Solo che mentre la guardiamo, curiamo, fotografiamo, continuiamo a trattarla per quello che sembra, cioè niente più che una superficie: invece è un organo incredibilmente sofisticato, un organo sociale. Prima ancora che gli occhi riconoscano, può farlo la pelle.

Lo sapeva già Omero, quasi tremila anni fa. Quando Ulisse torna a Itaca travestito da mendicante, è la vecchia nutrice Euriclea a riconoscerlo: non dal volto, ma da una cicatrice sentita con le mani. Oggi la scienza comincia a dare un significato nuovo alla cute: non è solo il “confine” tra noi e il mondo, bensì è il luogo attraverso cui il mondo entra in relazione con la nostra mente. Un’interfaccia sofisticata fra corpo, cervello e ambiente, un vero e proprio sistema nervoso esterno.

Oltre la superficie: la biologia del tatto e le fibre della carezza

È questa la prospettiva della neurobiologa Marta Paterlini, nel libro La pelle che pensa (Codice), che invita a guardare oltre l’epidermide e a considerare il tatto come il senso che ci accompagna prima ancora della nascita, e l’ultimo ad abbandonarci. «Per molto tempo abbiamo pensato al tatto soprattutto come alla capacità di riconoscere ciò che tocchiamo, ma oggi sappiamo che esiste anche una dimensione affettiva», dice Paterlini, senior scientist presso il Karolinska Institutet di Stoccolma e divulgatrice scientifica. «Sulla nostra pelle sono state infatti individuate fibre nervose particolari, chiamate fibre C-tattili, che vengono stimolate soprattutto da un contatto lento e delicato, come........

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