Obesità, all’Italia costa 13 miliardi l’anno. La svolta delle punturine dimagranti è davvero sostenibile?
L’impatto economico dell’obesità vale già adesso il 3% del Pil mondiale. Solo nel nostro Paese, la spesa correlata a questa patologia si aggira intorno ai 13 miliardi di euro. Ma da noi ancora in pochi parlano di prevenzione.
L’obesità sta andando a comandare. Non più solo sulla nostra salute e il nostro corpo, ma sulla sostenibilità economica dei sistemi sanitari e sulla crescita di tutti i Paesi. Secondo gli ultimi dati della World Obesity Federation, entro il 2035 l’impatto economico globale di questa patologia supererà i 4 mila miliardi di dollari, quasi il 3% del Pil mondiale, valore comparabile al peso economico della pandemia da Covid: stiamo per affrontare quindi un’emergenza finanziaria e politica che occorrerebbe arginare prima che sia troppo tardi.
L’Italia, nel dibattito e nella ricerca mondiale, sta facendo la sua parte: un recentissimo studio del Ceis, Centre for economic and international studies dell’Università di Roma Tor Vergata, che ha quantificato il peso epidemiologico ed economico dei maggiori eventi avversi cardiovascolari nella popolazione italiana, e di conseguenza stimato l’impatto dei farmaci anti-obesità, ha messo in rilievo dati sorprendenti. «Solo nel nostro Paese la spesa correlata a questa patologia si aggira già oggi intorno ai 13 miliardi di euro l’anno», spiega il professor Paolo Sciattella, tra gli autori dello studio. «Di questi, quasi 8 sono costi sanitari diretti, cioè ricoveri, farmaci, assistenza specialistica, e oltre 5 derivano da costi indiretti: perdita di produttività, disabilità, assenze dal lavoro e supporto assistenziale. Nel nostro studio, primo di questo tipo in Europa, abbiamo provato a fare un ragionamento concreto: cosa accadrebbe se applicassimo ai pazienti con obesità e rischio cardiovascolare i benefici dei nuovi........
