I morti parlano ancora: il nuovo mercato dell’aldilà digitale
Dai griefbot agli ologrammi, l’intelligenza artificiale promette di far parlare i defunti. Ma tra lutto, privacy e business il confine si fa oscuro
Ricevere messaggi, videochiamate e affettuosi pareri da qualcuno che non c’è più. È oggi possibile grazie ad app che studiano il caro estinto e ne riproducono aspetto, voce e personalità. La nuova deriva si chiama “Death tech”. E già a milioni non ne possono fare a meno.
na una giovane coppia giapponese perde il figlio di 7 anni e, incapace di superare il lutto, chiede a un’avanzata Intelligenza artificiale di restituirglielo sotto forma di umanoide.
In California, un uomo scopre che sua madre sta per andarsene a causa di un tumore, così arriva a ideare una piattaforma capace di crearne una versione digitale con cui chattare e parlare al telefono.
Il primo caso citato è la trama di Sheep in the box, nuovo film del regista nipponico Hirokazu Kore’eda, appena presentato al Festival di Cannes; il secondo, un fatto risalente al 2023. Due storie che evidenziano come il tema della resurrezione digitale appartenga tanto all’immaginario del cinema distopico, quanto all’attualità.
Merito (o colpa) della diffusione dei griefbot – dall’unione di “grief”, lutto, e “bot”, automa – programmi che permettono di inviare messaggi, chiamare e interagire in tempo reale con l’alter ego digitale di chi non c’è più. Secondo la rivista scientifica Nature, essi sarebbero già utilizzati da milioni di utenti in tutto il mondo, soprattutto negli Stati Uniti e nei Paesi orientali: un mercato, quello della cosiddetta death tech, che si stima passerà dagli oltre 35 miliardi di dollari attuali ai quasi 61 miliardi nel 2030.
Chiamati anche “deadbot” o robot del dolore, si basano su modelli di Intelligenza artificiale addestrati a imitare il modo di parlare di una persona a partire da post sui social, video, e-mail, registrazioni vocali, fotografie, conversazioni. Insomma, tutto quello che ogni giorno, più o meno consapevolmente, seminiamo in Rete e sui nostri smartphone. La personalità che risorge da questo patrimonio digitale è........
