Giorgia Meloni ci mette la faccia: perché #IoSonoGiorgia funziona ancora sui social
Il guru dietro alla crescita esponenziale on line della premier spiega come un mix di cultura pop, autoironia e coerenza abbia fatto breccia tra milioni di follower. Quando la narrazione risulta autentica, difficilmente stanca…
Cogli l’attimo. Come quel giorno a Matera, quando Giorgia Meloni è in ritardo a un comizio, imbottigliata nel traffico. Si avvicina un’Apecar, di quelle che portano in giro i turisti, il conducente la riconosce: «Sali, ti porto io». Lei è perplessa ma qualcuno ha capito tutto: «La scena era talmente bella e assurda che la spinsi a salirci. Ci ritrovammo a girare per Matera sopra l’Apecar di uno sconosciuto, con una diretta Facebook improvvisata, la connessione ballerina, un panorama incredibile e le battute spontanee tra lei e l’autista. L’arrivo in piazza fu memorabile. Dentro quella scena c’era tutto: spontaneità, umanità, politica, imprevisto, racconto».
Così nasce l’immagine in Rete della prima premier donna della storia d’Italia. E così la racconta Tommaso Longobardi, stratega web e social di Palazzo Chigi nel libro Senza maschera (Guerini e Associati editore), che spiega l’ascesa del brand Giorgia oltre le curve istituzionali, oltre le crisi internazionali, oltre le polemiche parlamentari, oltre le macumbe dell’opposizione e le gastriti di Lilli Gruber. Con exploit come «Sono una donna» e «Chiamatemi Giorgia», entrati nella storia della comunicazione. Come il fenomeno «#Melodi» con il premier indiano Narendra Modi che, solo nel maggio scorso, ha raggiunto i 266 milioni di visualizzazioni su Instagram con 12,7 milioni di like. Un boom tale da mandare ai matti social addicted da cortile come Carlo Calenda o Matteo Renzi. Con una particolarità: il successo supportato dai numeri (18 milioni di follower con record nazionale per i leader politici) non parte dai numeri e non ha il suo centro di gravità nei numeri.
Questo perché otto anni fa, quando arriva per domare gli algoritmi dalla Casaleggio Associati a soli 27 anni, Longobardi coglie un particolare decisivo: il digitale non è solo un luogo dove apparire, praticamente un balcone, ma un luogo dove........
