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Dai diari segreti di Sempio ai filmini hot sul pc di Chiara. Tutte le verità (nascoste) di Garlasco

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06.06.2026

L’interesse per la magia nera, i soliloqui, Il giro di immagini scabrose e i rapporti d’intimità segreta che vanno oltre il pruriginoso e diventano inquietanti. E poi le speculazioni mediatiche e le corna… Panorama, attraverso tutto il “non detto” sul caso Chiara Poggi, vi accompagna in un viaggio nel sottobosco più oscuro della Lomellina.

Il delitto di Garlasco è il suo pane quotidiano. Andrea Sartori, scrittore e giornalista, autore anche di un romanzo horror, da tempo segue il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, come un Truman Capote della Lomellina. Lui, autoctono (è nato a Vigevano), su queste lande sembra avere le idee chiare.

Ha paragonato la cittadina teatro dell’assassinio a uno di quei villaggi della provincia Usa raccontati nella letteratura di genere, come la Derry di It o le varie Dunwich e Innsmouth di H.P. Lovecraft. «La Lomellina dove vivo è un set perfetto per un horror e i suoi abitanti sono da film dell’orrore» ha scritto senza troppo timore di suscitare la permalosità di qualcuno.

Un set da film horror nella provincia dimenticata

In un articolo intitolato Antropologia di Garlasco ha soggiunto: «La Lomellina è la parte più depressa della provincia di Pavia, fatta di nebbie e silenzi, zanzare e risaie». Unici bagliori Vigevano, con la sua piazza rinascimentale, e Garlasco, «un tempo nota come la “Las Vegas della Lomellina” per via della discoteca “Le Rotonde” e luogo di residenza del celebre cantautore Ron», ma adesso celebre per il suo famoso delitto.

Per lo scrittore «la Lomellina è una zona di comunità chiuse a riccio». Una «chiusura» che «porta a far sì che nessuno parli male del paesello». Anche a causa dello sguardo vigile dei «mammasantissima» e dei «donrodrighi locali». Per Sartori «la faccenda di Sempio ha qualcosa di dostoevskiano», anche se il Raskolnikov di Delitto e castigo «non era un personaggio completamente spregevole nonostante non avesse tutti i venerdì», mentre il giudizio su Sempio è decisamente più severo.

Lo scrittore azzarda un paragona pure tra il procuratore di Pavia Fabio Napoleone e il giudice istruttore di San Pietroburgo Porfirij Petrovich. «Ambedue hanno ingaggiato un duello psicologico con la persona della cui colpevolezza sono certi».

La verità è che nei diari di Sempio e nella sua autoanalisi mancano la tensione e la grandezza dei personaggi di Fëdor Dostoevskij. La sua personalità è stata studiata dagli specialisti del Racis, il Raggruppamento Carabinieri investigazioni scientifiche, mentre i suoi comportamenti sono finiti sotto la lente del Nucleo investigativo dell’Arma di Milano, comandato dal colonnello Antonio Coppola.

Dall’esame dello smartphone del trentottenne commesso emergono fotografie intime, video e chat che offrono un profilo sempre più contorto dell’indagato. Negli atti viene infatti citato «un filmato realizzato da Sempio all’interno del negozio in cui lavora»: nel video, l’indagato, «di nascosto, inquadrava una collega sotto la gonna». Ma sul cellulare dell’uomo gli investigatori hanno trovato anche le immagini hot di una cugina: alcune sarebbero state ottenute legittimamente, «previo compenso in denaro», mentre altre sarebbero state scaricate «abusivamente» dal profilo WhatsApp della donna.

La parente sarebbe anche la «principale confidente di Sempio», da lei considerato «un fratello». I loro scambi erotici riempiono un intero allegato finito nei faldoni. Versi ispirati come questi: «Lasci scivolare le dita sotto l’elastico delle mutandine… mi guardi mentre trattengo il fiato, fissi i tuoi occhi nei miei… resto sul letto con le tue mutandine calde in mano».

Ma dal sesso, seguendo opere e pensieri di Sempio, si sprofonda nel satanismo. Il Virgilio che ci conduce all’Inferno è un personaggio apparentemente marginale, un altro «parente» dell’indagato, che un ex collaboratore dell’avvocato Massimo Lovati dipinge come «coinvolto in........

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