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D’Annunzio spiato dal Duce: il carteggio segreto e quel «finalmente» alla notizia della sua morte

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19.08.2026

Al Vittoriale l’epistolario tra il Vate e il prefetto Rizzo, inviato dal Duce sul Garda “a guardia” del poeta. Col tempo, però, il poliziotto diventa il confidente più leale (e cercato) di d’Annunzio

«Finalmente». Fu l’ultima parola rimasta sospesa, nella telefonata del 1º marzo 1938 tra il funzionario di polizia Giovanni Rizzo e Benito Mussolini. A chiamare, dal Vittoriale, era stato Rizzo. Racconta Giordano Bruno Guerri, scrittore e storico, presidente del complesso museale di Gardone Riviera: «Il Duce lo aveva messo già da 15 anni al fianco di d’Annunzio. All’inizio con la scusa di indagare su un furto di gioielli, ma il vero compito era farsi raccontare opinioni e intemperanze di un mostro sacro della cultura, poco allineato alle logiche del regime. Quel giorno infausto, Rizzo avvisava Mussolini, prima che la notizia diventasse pubblica, che il Vate era spirato. Durante la telefonata, uno dei due interlocutori si lasciò scappare un “finalmente”. Il carabiniere che trascrisse la conversazione non precisò chi pronunciasse quella parola: è naturale pensare che fosse stato Mussolini».

La telefonata che comunicava al capo del governo la scomparsa a 74 anni, per emorragia cerebrale, del celebre poeta, scrittore, patriota, eroe di Fiume, aviatore (e altro ancora), concludeva una lunga serie di dispacci cifrati e informative segrete. Rizzo era l’occhio e l’orecchio del Duce. Non che d’Annunzio fosse così ingenuo da non immaginarlo: si farebbe torto a una brillante intelligenza. Fondato il sospetto che il Vate approfittasse proprio di Rizzo per far arrivare a Mussolini ciò che voleva, come quando si propose, nel 1936, corrispondente di guerra dall’Etiopia (non se ne fece nulla). Sia come sia, il rapporto tra lo scrittore e il suo «occhio carceriere» è complesso, sfumato.........

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