Il castello di Colloredo torna alla gente: «È stato ricostruito com’era e dov’era»
Dov’era e com’era. Un intervento di recupero straordinariamente fedele all’originale, integrato da innovative tecniche antisismische e saldamente ancorato all’originalità del territorio: dove è stato possibile gli archi, le colonne, stipiti e basamenti sono stati recuperati dalle macerie, in alternativa sono stati utilizzati materiali trovati in loco, perchè «nessun sasso e nessuna pietra sono stati comprati per la riqualificazione».
Un aspetto distintivo di un progetto unico nel suo genere, ribaditonel corso dell’inaugurazione e della riconsegna alla comunità dell’Ala Nievo del castello di Colloredo di Monte Albano.
Una cerimonia affollata (almeno un centinaio di persone tra autorità, tecnici e cittadini) e particolarmente sentita, a cinquant’anni dal terremoto che nel 1976 piegò il Friuli. Senza spezzarlo.
Dall’orrore del sisma alla luce, con l’antico maniero che ha ospitato quello che di fatto rappresenta l’atto finale della Ricostruzione. Un castello gravemente ferito dal sisma: le scosse di settembre 1976 diedero il colpo di grazia a ciò che il 6 maggio la furia dell’Orcolat aveva risparmiato. Per decenni parte del complesso è rimasta un silenzioso cumulo di macerie, un monito doloroso trasformatosi con il tempo in un esempio di sofferenza, resistenza e identità.
L’orgoglio di Fedriga
Gli interventi di recupero, avviati negli anni Novanta e sostenuti da un investimento complessivo della Regione di oltre 40 milioni di euro (ai 15 miliardi di lire stanziati nel 1994 si sono aggiunti in........
