Il sipario cala sul Diana: Udine saluta l'ultimo cinema a luci rosse
Gli ultimi aficionados della sala, oggi, non sarebbero arrivati a fare una squadra di calcio. Un mondo capovolto rispetto al 1990, l’anno delle Notti magiche, allo stadio Friuli giocavano Uruguay, Spagna e Corea del Sud, al Diana di via Cividale Ron Jeremy interpretava Diego Maradona nel memorabile Cicciolina e Moana “Mondiali”, film a luci rosse da tutto esaurito per un mese filato.
Il Diana riempiva all’epoca 250 poltrone. Quando erano esaurite, c’era l’alternativa del Cristallo in piazzale Cella. Il genere funzionava dappertutto, figuriamoci in una città con le caserme. I titoli di giornata, accanto a quelli dei cinema “normali”, li potevi leggere pure sul Messaggero Veneto. In sala entravano le divise, ma più della metà erano giovani e pubblico attempato.
A pensare che già alla fine degli anni Settanta erano spuntate le videocassette e che da metà dei Novanta la libertà della rete consentì di arrivare a qualsiasi immagine con un clic dal computer di casa, sorprende sapere che il Diana è rimasto aperto fino a un mese e mezzo fa, seppure con orari ridotti e l’ingresso gratuito per le donne. Da fine dicembre il cartello “chiuso” è l’ultima parola su una storia iniziata nel 1948 come attività cinematografica e poi segnata dalla gestione della famiglia Trevisani dal 1976, con il passaggio da inizio Ottanta alle luci rosse, quando i film in seconda visione li si vedeva in tv.
È proprio Andrea Trevisani a confermare che sì, il Diana è chiuso per sempre perché, ai 65 anni, è arrivata la sua età della pensione. «Finalmente comincio a riposare un po’», è l’unico commento del titolare, che rimanda a quanto raccontato nel 2024 sul “Venerdì di Repubblica”: lui, diploma (e professione) da geometra, due lauree, a tenere duro senza i militari da inizio secolo, con non più di una decina di presenze a proiezione, costretto a fare tutto, dai biglietti alle pulizie, per offrire un servizio che ai giovani d’oggi suonerà strano non meno di un mangiadischi. Sembrava già finita con il Covid, ma Trevisani è andato ancora avanti. Per arrotondare fino alla pensione, perché spronato dagli amici. Al Diana si è visto di tutto. Pure un prete (non in abito talare) tra gli spettatori, si racconta. E pure un infarto, un giorno di tanti anni fa.
