Dopo il no al referendum resta il cortocircuito giustizia
Il dibattito furioso in tema di referendum sulla giustizia ha riguardato l’organizzazione della magistratura che i giuristi chiamano “ordinaria”, cioè quella composta, nella sostanza, da magistrati penali e civili. Lungi da me l’idea di riaprire la questione, in qualsiasi forma. Mi limito a una constatazione: se un merito ha avuto quel dibattito, è consistito nel costringere anche le persone più lontane dal tema a familiarizzare (o a cercare di farlo...) con formule apparentemente astruse, come “separazione delle carriere”, “Consiglio superiore della magistratura”, “giustizia disciplinare”, ecc. C’è però tutto un mondo della giustizia italiana che, rispetto al dibattito referendario, è rimasto in ombra, perché non coinvolto dalle riforme poi respinte dal corpo elettorale: quello delle magistrature “speciali”, che fanno rispettivamente capo al Consiglio di Stato (insieme ai Tribunali amministrativi regionali) e alla Corte dei conti. Gli italiani ne sanno poco o nulla, eppure si tratta di magistrature che trattano questioni essenziali.
LA TUTELA Per dirla in breve, si occupano della tutela dei nostri diritti e interessi di fronte agli atti........
