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Antologia poco letteraria degli insulti tra scrittori

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23.06.2026

Uno scrittore può insultare un collega? Michele Mari ha rischiato l’esclusione dal Premio Strega per avere sparlato di Michela Murgia in una conversazione privata che è stata poi rivelata. «Era intransigente e violenta, perché era brutta. E sfogava così la sua rabbia», avrebbe detto nel pulmino che portava i sei scrittori candidati al premio in giro per l’Italia: a Elena Rui, ma è stato denunciato da Teresa Ciabatti. Certo, se si dovesse fare un’epurazione nelle antologie di chi si è reso colpevole di nefandezze del genere, sarebbe una strage. Perché la storia della letteratura è pure tutta fatta da intellettuali che dicono peste e corna di altri intellettuali. In qualche caso, in privato. «Un pacco di merda, a quel nano, altro che il Nobel!», commentò ad esempio Giuseppe Ungaretti sul Premio Nobel per la Letteratura dato nel 1959 a Salvatore Quasimodo.

«Cretino fosforescente» e «nullità tonante» furono termini con cui Gabriele d'Annunzio definiva Filippo Tommaso Marinetti: peraltro ricambiato come «Madame La Reclam», «Montecarlo di tutte le letterature», «passatista». Più complessa la situazione tra Alessandro Manzoni e Giacomo Leopardi. I due si erano incontrati e stretti la mano, e il milanese aveva confidato al marchigiano di avere molto apprezzate le Operette Morali. Ma Leopardi nelle sue lettere ora si vanta di aver fatto «conoscenza e amicizia col famoso Manzoni di Milano,........

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