Il dilemma etico dell’IA sfuggita dalle mani dei governi
Intelligenza artificiale è un ossimoro: la prima appartiene esclusivamente all’uomo, mentre l’artificio è proprio delle macchine, che dai tempi del Turco giocatore di scacchi del XVIII secolo hanno dato solo l’illusione di sostituire l’uomo anche nella fase di elaborazione del pensiero (nell’automa ce n’era uno in carne e ossa abilmente nascosto) perché la scienza non era ancora in grado di farlo. Se l’invenzione è sempre stata dei singoli, quasi sempre la gestione e lo sviluppo degli acceleratori dell’evoluzione è stata sottratta al pieno controllo individuale. Quando è apparsa l’IA, il cui pubblico dominio è infinitesimo rispetto ai campi di applicazione, il problema scientifico sull’uso e l’abuso è apparso da subito svincolato dalla prospettiva etica e filosofica, perché tutto è rimasto nelle mani e nella sfera decisionale di chi è riuscito a elaborarle e sintetizzarla dall’utopia letteraria e fantascientifica. E per questo fa paura. Internet, oramai banalità quotidiana, fu concepito per fini militari invadendo tutte le attività dopo che la tecnologia è stata superata e sostituita. Ma c’erano dietro i governi, il filtro politico e le strategie di impiego.
Il computer, oggi leggerissimo e onnipresente, in origine era un mostruoso e gigantesco macchinario costruito da Alan Turing sulla base degli studi dei........
