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Il genio inquieto di silenzio e colore sulle orme di Michelangelo e Angelico

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13.03.2026

Nel cuore di Firenze c’è un luogo dove il tempo, scandito da un silenzio irreale, si fa eterno. Nel Convento di San Marco la luce rinascimentale riverbera sotto una sottile pioggia che cade sul giardino del chiostro rettangolare ed è proprio qui, che Mark Rothko nel 1950, a 47 anni, arriva dall’America con la sua seconda moglie, Mell. La coppia trascorre un intero pomeriggio nel corridoio su cui si affacciano le quarantaquattro celle affrescate da Beato Angelico e dai suoi collaboratori. Rothko ci tornerà anche il giorno seguente e poi nel 1966, impressionato dalla dimensione spirituale di quei dipinti e da una pittura di pigmenti poveri che si spoglia di ogni orpello per arrivare in tutta la sua potenza espressiva a chi la contempla. Spazio e luce diventano tattili, il colore si fa esperienza emotiva.

Durante la visita Rothko prefigura quello che diventerà il punto d’arrivo della sua visione artistica, una pittura che si compie nello sguardo paziente e nel silenzio di chi la contempla. Da domani chi entra nel Convento di San Marco assiste a un evento unico. Vedere accostate cinque opere realizzate da Rothko dopo il viaggio a Firenze a quelle quattrocentesche di Fra’ Angelico, significa essere testimoni di un destino che si compie, respirare un pezzetto di quell’eternità custodita dal Convento. C’è un dialogo fatto di colori, di sfumature, di rimandi, come se Rothko restituisse tutto quello che aveva interiorizzato. Nella prima cella si trova l'affresco Noli me tangere, che raffigura l’incontro tra Cristo risorto e Maria Maddalena nel giardino della Resurrezione. Le parole rivolte da Cristo alla Maddalena segnano un momento di passaggio tra la dimensione terrena e quella spirituale e invitano alla contemplazione del mistero della Resurrezione. Accanto, è........

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