"In Francia professionisti del caos a capo della rivolta"
Lo sentite questo mantra? Rimbalza ovunque e fa più o meno così: “In Francia si che sanno protestare”. E in questo modo la sinistra, principalmente quella italiana che è sempre stata profondamente esterofila, cerca stimoli, spunti e idee provenienti dall’Esagono. Mentre le scuole transalpine vanno in fiamme, anche in senso letterario, per mano non solo di studenti, ma dei professionisti del disordine - nel tentativo di commistione, o meglio dire di convergenza, tra “barbari” e “bifolchi” delle periferie, ovvero tra proletariato di origine straniera e quello francese - abbiamo deciso di vederci chiaro. Abbiamo deciso di raccogliere la voce del filosofo transalpino Alain de Benoist. All’alba del suo 83esimo compleanno, il fondatore della Nouvelle Droite, è una lente privilegiata per osservare le sorti d’Europa. Nel 1995 gli scioperi contro il piano Juppé, nel 2003 le proteste del mondo dello spettacolo, nel 2005 le banlieue, poi i gillet gialli e ora le scuole. I movimenti magmatici della società francese non conoscono pace...
«La Francia, come è ben noto, è il Paese degli scioperi e delle manifestazioni. Da questo punto di vista, il movimento studentesco e le rivolte che ne sono scaturite non sono che l’ennesimo episodio dopo tanti altri. Ma questa rapida successione di “movimenti tumultuosi” dimostra soprattutto che la maggioranza dei francesi non ne può più di sentirsi ignorata, umiliata e “invisibilizzata” da una classe politica (di destra o di sinistra) ormai........
