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Chi lo dice a Elly che in Svezia lo stato sociale non c'è più?

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24.05.2026

Il “miracolo” spagnolo piace alle sinistre di casa nostra: perché nel 2024 il Pil è salito del 3,2%, quasi cinque volte la media dell’eurozona, perché il salario minimo è balzato da 735 a oltre 1.200 euro dal 2018. Ma gli economisti più critici ricordano che è crescita di quantità, non di qualità: trainata da turismo e fondi Ue più che da un salto di produttività, con la disoccupazione giovanile ancora oltre il 24%, il tasso di disoccupazione complessivo più alto della zona euro e una pressione fiscale crescente che regge la spesa sociale nell’immediato, ma rischia di frenare investimenti, innovazione e mobilità sociale nel medio periodo.

Niente di nuovo: a Elly & c. è proprio questo che piace. Ne è la riprova il fatto che gli stessi progressisti italiani che esaltano il modello spagnolo non sembrano accorgersi che il vero miracolo economico contemporaneo in Europa lo sta facendo la Svezia. La quale sta cancellando quello Stato sociale che, a causa delle dimensioni insostenibili alle quali è stato pompato, è la prima causa del ritardo europeo rispetto a Stati Uniti e Cina. E presto anche a tutti gli altri.

La Svezia ha messo in piedi i ghetti di immigrati più pericolosi del continente, edificato uno stato sociale dai costi esorbitanti, forgiato il mito della socialdemocrazia nordica per poi realizzare un programma di eugenetica da fare invidia ai nazisti e creato un clima interno fatto di conformismo al tempo stesso nazionale e di sinistra che non sarebbe dispiaciuto ai sovietici. E tutto questo per lasciarsi stracciare dai norvegesi nelle classifiche di reddito e nella coppa del mondo di sci nordico.

Ma gli svedesi non sono come Elly li pensa. Soprattutto il boom della criminalità ha aperto gli occhi a molti e il Paese delle rivoluzioni silenziose sta realizzando l'ennesimo cambiamento epocale. Lo ha raccontato qualche giorno fa Tom Fairless sul Wall Street Journal.........

© Libero Quotidiano