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Una madre psicotica e la paura come amica: come nasce la regina del brivido

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Il sipario si alza su una mattina di gennaio del 1966, nella Carolina del Nord. Patricia Cornwell ha nove anni e sente le urla dei fratelli arrivare dal corridoio. La loro madre ha impilato pantaloni, camicie e l’orsetto di peluche del piccolo John su un letto, poi si dirige verso il caminetto. Ancora qualche passo e ogni cosa viene data in pasto alle fiamme. Quella scena è la scintilla di True Crime (Mondadori, traduzione di Sara Crimi e Laura Tasso), l’atteso memoir della regina mondiale del thriller forense con 120 milioni di copie vendute nel mondo. La prosa è piana, quasi secca, e alcuni dettagli restano addosso con la freddezza delle fotografie forensi. Il ricordo di suo padre che abbandona la famiglia il giorno di Natale mentre la madre sprofonda a letto; poi arrivano le crisi psicotiche e le esercitazioni domestiche imposte ai figli, con la certezza che l’apocalisse sia sempre dietro l’angolo. Sin da piccola, Patricia impara che il mondo è una minaccia. A salvarla, è Ruth Graham, la moglie di un predicatore, che trova una casa per i bambini e un ospedale psichiatrico perla madre ma solo da adulta scoprirà il suo vero luogo di pace: l’obitorio. Lì........

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