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Il Colle spiega alla sinistra come funziona la grazia

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05.06.2026

Irritato no, perché a 84 anni, con tutte quelle che ha visto, per irritare Sergio Mattarella ci vuole altro. Determinato e “rullo compressore” come raramente lo si è visto nei suoi due mandati, però sì. Il capo dello Stato ha chiuso ieri il “caso Minetti”. Le chiavi gliele aveva già date la procura generale di Milano, con la relazione e i documenti trasmessi al Quirinale tramite il ministro Carlo Nordio. Sono le carte in cui le toghe hanno scritto che dagli accertamenti fatti su richiesta del Colle «non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito». Serviva però l’atto finale, ed è arrivato con una nota della presidenza della repubblica, in cui si comunica che Mattarella «ha preso atto con rispetto delle conclusioni della procura generale di Milano, in base alle quali non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato». Amen.

Se questo ormai era scontato, non lo è il resto della nota, in cui il Quirinale spiega i criteri usati. È un rigoroso comunicato istituzionale, non ci sono riferimenti espliciti a nessuno, ma chi ha seguito la vicenda da vicino fa presto a decrittare un testo nel quale si contano almeno quattro passaggi molto forti. Dedicati al Fatto Quotidiano, e non solo. Il primo è quello in cui, «per corretta e autentica informazione», si ricorda che «da oltre undici anni», ossia dal 3 febbraio 2015, data che segna l’inizio del primo mandato di Mattarella, «quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il Presidente della Repubblica........

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