menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Dietro il crollo di Trump c'è il trionfo dell'islam alleato con il comunismo

14 0
previous day

I democratici hanno vinto come non vincevano da vent’anni. Ma non hanno vinto loro: ha vinto il Golfo Persico, la sabbia mobile che da quando gli studenti di Khomeini presero l’ambasciata di Teheran inghiotte un presidente dopo l’altro. Carter lasciò la Casa Bianca un anno esatto dopo, Reagan perse il Senato il giorno dopo che un settimanale di Beirut aveva rivelato che vendeva missili allo stesso Khomeini, e poi Bush padre e Bush figlio, Obama con le primavere arabe e Trump con la Repubblica islamica dell’Iran. Il Golfo non è soltanto petrolio, è la casa dell’islam radicale: la Teheran degli ayatollah, l’Arabia da cui venivano 15 dei 19 assassini dell’11 settembre e il loro capo, la Doha che ha dato casa ai Fratelli Musulmani, ai capi di Hamas e all’ufficio politico dei talebani, dove l’America trattò la ritirata da Kabul. Finora quella sabbia ha fatto sprofondare presidenti, martedì ha rigurgitato i vincitori, che non sono i democratici: sono i Democratic Socialists of America (DSA), i socialisti che l’8 ottobre 2023, con i terroristi ancora dentro i kibbutz, portarono in piazza a New York la solidarietà ad Hamas. L’islam politico li usa come quinta colonna, il nemico che apre la porta da dentro.

Il capofila è Abdul El-Sayed, primo senatore musulmano d’America, eletto nel Michigan. Nel celebrare la sua vittoria ha detto che finora diceva «inshallah», se Dio vuole, ma che da quel momento poteva dire «alhamdulillah», sia lode a Dio. A Vance, il vicepresidente, ha detto «JD, habibi», tesoro: «C’è una deliziosa ironia nel fatto che tu sia costituzionalmente obbligato a........

© Libero Quotidiano