Gli errori del liberalismo, le speranze dei suoi eredi
Uno spettro si aggira per l’Occidente. Non è più il comunismo di marxiana memoria, ma una dottrina politica che gli studiosi non esitano a chiamare post-liberalismo. Come sempre accade in questi casi, con il termine si indica sia una corrente specifica, sempre più influente, del pensiero politico, sia una koiné, un’atmosfera, un’aria di famiglia fra le idee e la prassi di studiosi e politici. Post-liberali sono, senza dubbio, insieme a tanti altri pensatori, il filosofo americano Patrick Deneen, autore del celebre Perché il liberalismo ha fallito (2018); ma anche il politologo britannico Adrian Pabst di cui è appena uscito in italiano Pensare l’era post-liberale (Vita e pensiero).
I post-liberali partono da una critica della società liberale, che secondo loro è fallita nel momento in cui, con l’avvento, da lei stessa favorito, della globalizzazione e di una società multiculturale, sono venuti meno alcuni miti che si sono accompagnati al suo sviluppo e che ne hanno costituito la base ideale. Il primo consisteva nella fiducia nella “superiorità” del modello occidentale, fondato sulla democrazia e l’economia di mercato, così evidente, a detta dei liberali classici, che sarebbe bastato farne conoscere i benefici agli altri popoli e ad altre........
