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Quadri, vestiti e design: l’arte totale di Balla

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09.07.2026

È più poetico un giardino d’inverno con le suo ombre malinconiche e rarefatte, o il vortice del movimento di un braccio, della corsa di una macchina, del passo sincopato di un cane? Per un artista non c’è una risposta univoca, meno che mai c’è stata per Giacomo Balla. Senza cancellare mai del tutto quell’ombra meditativa e solenne del giardino o di un tramonto, ha rivolto lo sguardo al “nuovo” del Novecento, si è esposto a quell’aria turbinosa che sembrava voler soffiare via tutto e tutto ribaltare e trasformare, per poi ritornare alle fonti della forma e del linguaggio artistico. Dal divisionismo, al futurismo, alle opere astratte, dalle grandi tele moderne agli oggetti, mobili, arazzi, paralumi, fino alle sciarpe, cravatte, cappelli, ricami, manifesti. E poi, di nuovo, ai ritratti, ai paesaggi. Perché l’arte deve essere totale, coprire ogni ambito della vita, anche il più quotidiano e apparentemente banale. E ora il percorso artistico senza soste di Balla, permeante, sorprendente, si può scoprire, una volta di più, visitando la grande mostra allestita al Mart di Rovereto. Che propone, parallelamente, un’altra storia interessante, quella della collezione qui presentata.

Bisogna tornare a 40 anni fa, nel 1986, quando la stilista e imprenditrice Laura Biagiotti visita una mostra alla Galleria Chimera di Roma che presentava opere di Balla e delle figlie Elica e Luce.........

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