Jacobs, muscoli maledetti: quanti stop dopo Tokyo
Marcell Jacobs aveva appena corso abbastanza forte da vincere una finale che ancora non aveva disputato. 10”08 in semifinale, vento contrario, ultimi trenta metri quasi passeggiati, con quella sensazione di superiorità che soltanto i grandi sprinter trasmettono quando sanno di avere ancora qualcosa da spendere. Poche ore dopo l’oro europeo sarebbe stato assegnato in 10”09. Jacobs, però, quella finale non ha potuto correrla davvero. Il suo corpo lo ha tradito, quando sembrava essersi finalmente ricordato di quanto fosse forte. È questa la grande contraddizione della sua carriera: una potenza da fuoriclasse imprigionata dentro una fragilità che troppo spesso ne ha deciso tempi e limiti.
A Birmingham la fotografia è stata quasi crudele. Jacobs aveva vinto la semifinale con 10”08 e vento a -0,6, togliendo il piede dal gas negli ultimi metri. È rimasto il........
