Toh, l'indagine su Striano finisce a una toga rossa
Se non è più il porto delle nebbie del passato, la procura di Roma potrebbe comunque essere un porto sicuro per il caso Striano. È infatti una “toga rossa”, Giuseppe De Falco, a gestire il maxi fascicolo su cui aveva indagato il procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone insieme alla collega Laura Reale.
L’inchiesta “spioni” a febbraio è infatti stata trasferita dall’Umbria nella cittadella giudiziaria della Capitale e ora rischia di essere proiettato un film già visto, specie se ci si mette lo strapotere di alcune correnti della magistratura, in grado di condizionare o far arenare certi procedimenti. In attesa di conoscere gli sviluppi della vicenda, e rispettando l’attività degli inquirenti, noi qui ci limitiamo a raccontare i fatti e a mettere in fila una serie di coincidenze dopo avere letto con attenzione le carte del “verminaio” degli accessi abusivi che ha coinvolto mezzo governo, decine di parlamentari del centrodestra, un paio di esponenti del centrosinistra, vip, calciatori e imprenditori.
AL TELEFONO
Un’intercettazione, tra le altre, ci aveva colpito in particolare perché a suo modo era già profetica. Riguardava un colloquio telefonico tra Pasquale Striano, il finanziere indagato per la mole di file scaricati illegalmente dalle banche dati dello Stato, e un suo........
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