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I mondiali, lo specchio di un’Europa ai margini

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Alla selezione degli Oscar 2000, giunge per la prima volta a Los Angeles una busta con il timbro del Buthan. I membri dell’Academy si scambiano qualche sguardo perplesso, assistono alla proiezione del film in questione, e poi lo depennano. Lo stato himalayano (che non vanta una tradizione cinematografica particolarmente esaltante) dovrà aspettare altri 22 anni per riuscire nell’impresa di centrare la cinquina finale e godersi la notte degli Oscar dalla platea del Dolby Theatre.

Sta di fatto che la commedia in questione, “La coppa”, gironzola pigramente anche per i mercati e le sale europee. La trama è piuttosto semplice: un gruppetto di giovani iniziati a un monastero tibetano fatica a nascondere la passione per il calcio. Qualcuno fugge addirittura ogni notte per assistere alle partite del mondiale in un bar fuori dal monastero. Alla fine, anche i monaci più anziani acconsentono fatalisticamente ad acquistare una parabola satellitare degna di questo nome e godersi tutti insieme l’epica finale di Francia ‘98: Blues contro Carioca, Zidane contro Ronaldo.

La pellicola in sé è leggera, certamente non un capolavoro, ma solletica il palato di un certo pubblico occidentale. Anzi lo lusinga, nemmeno troppo tra le righe, con un adagio che compiace la vecchia Europa:........

© La Provincia di Como