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Il destino di Gaza e i tanti paradossi

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Si scrive Gaza ma si dovrebbe leggere Israele. Perché sono proprio le vicende interne dello Stato ebraico, oggi, a dettare il passo per la realizzazione del compromesso di pace che Donald Trump era riuscito a far accettare a Benjamin Netanyahu e ai dirigenti di Hamas il 14 ottobre dell’anno scorso. Il 27 ottobre di quest’anno, invece, si terranno le elezioni parlamentari israeliane e Netanyahu, che vede la sua maggioranza a rischio, non può cedere di un millimetro dopo anni di guerra permanente su molti fronti. Quindi insiste: nessuna ritirata dell’Idf, nessuna ricostruzione finché Hamas non avrà consegnato l’ultimo mitra e l’ultimo tunnel (che Israele considera armi offensive) non sarà distrutto.

E non basta: i sentimenti dell’ultra destra fondamentalista, i cui seggi possono risultare decisivi, sono coltivati dal solito Itamar Ben Gvir, il........

© La Provincia di Como