Tim, torna lo Stato ma dentro il mercato
Anche in economia la storia non torna mai indietro uguale a se stessa. Semmai ritorna adattata, magari più astuta. Chi oggi legge l’Offerta pubblica di acquisto e scambio di Poste Italiane su Tim come una semplice restaurazione dello Stato imprenditore, commette un errore di prospettiva. Non siamo negli anni Settanta. E nemmeno nei ruggenti Novanta. Nel 1997 chiudeva simbolicamente un’era: spariva il ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni, nato nel 1944, travolto dalla liberalizzazione. Era il sigillo di una rivoluzione: lo Stato in quegli anni si ritirava, vendeva, faceva cassa. La parola d’ordine era una sola: privatizzare.
Oggi, trent’anni dopo, accade qualcosa che somiglia a un ritorno. Ma solo in superficie. L’operazione lanciata da Poste — 10,8 miliardi per puntare al controllo di Tim, con l’obiettivo di arrivare al 66,7 per cento del capitale, non è un provvedimento ideologico, anche se avrà........
