Israele, il costo di mire imperiali
Con l’obiettivo lodevole di riaccendere i riflettori sulla formula «Due popoli, due Stati», il governo italiano - nella sua veste alle Nazioni Unite di co-presidente del gruppo di lavoro sulla Sicurezza per israeliani e palestinesi - ha riunito a Roma nei giorni scorsi rappresentanti di organizzazioni religiose ebraiche e musulmane, sauditi, spagnoli, francesi e norvegesi impegnati a mantenere una fiammella accesa sulla sopravvivenza di uno Stato palestinese. «Spazio di diplomazia dal basso che possa sostenere i fragili processi politici»: il meeting romano è stato così inquadrato nelle parole del nostro ministro degli Esteri Tajani, in un estremo tentativo di mettere un argine alla polarizzazione. L’Italia s’impegna, dunque, a mantenere viva la visuale storica (Accordi di Oslo degli anni ’90, Iniziativa di Ginevra del 2003, ecc.) di un dialogo fatto di molte puntate. C’è anche l’ambizione di accreditare l’Italia in un ruolo di promozione della pace che serva a garantire sicurezza alle rotte marittime e possa aiutare una certa gestione dei flussi migratori influenzati dall’instabilità nella regione mediorientale.
Ma quanto a lungo potremo distogliere lo sguardo dal disegno del governo Netanyahu di costruire un Grande Israele che esclude categoricamente la possibilità di uno........
