Iran, guerra fra retorica e instabilità regionale
Gli storici della boxe ricordano ancora il celeberrimo incontro tra George Foreman e Muhammad Ali (alias Cassius Clay), a Kinshasa nel 1974, quando il favorito Foreman scaricò tutta la sua potenza nelle prime riprese per poi ritrovarsi senza forze e alla mercé di Ali che lo mandò al tappeto, creando per sé un mito ancora oggi inossidabile. Gli Usa di oggi in Iran sembrano aver commesso lo stesso errore di Foreman: ondate di massicci e poco incisivi bombardamenti non hanno provocato la caduta del regime o la distruzione di gran parte degli arsenali militari persiani, mentre hanno dissanguato la dotazione di armamenti americani, tanto da mettere il presidente americano in posizione difensiva e senza alternative a una soluzione diplomatica. Ma a Teheran si è giunti alla conclusione che il «Memorandum di Intesa» del 17 giugno non era considerato da parte americana un vero strumento coercitivo, piuttosto una manipolazione di Trump per trarre vantaggiosi profitti sui mercati finanziari internazionali.
Da allora il tempo ha giocato a favore dei pasdaran, convinti di avere il coltello dalla parte del manico. Controllano a loro piacimento lo Stretto di Hormuz grazie all’accordo operativo con l’Oman, attivano i loro........
