Salvini alla prova di Pontida, la tregua armata con il Nord fra tattica e sfida a Vannacci
La tregua armata con i governatori del Nord, convinti obtorto collo ad accettare una photo opportunity tutti insieme anche se non appassionatamente; i pullman dimezzati, da 200 a 100 di quest’anno; le truppe trasportate dal Sud; l’invito a indossare la maglia “io sto con Salvini”, a rimembrare i tempi andati.
Se queste immagini non rendono l’idea di quanto l’esame di Pontida debba essere scavallato senza lasciare sul pratone morti e feriti, allora forse ci riesce la battuta non smentita attribuita al Capitano: quel “siamo sicuri che non ci saranno contestazioni?”, rivolta ai big della fronda in subbuglio.
Certo, la paura c’è, le scritte sui muri e sull’asfalto, “Salvini traditore, ridacci la Lega” e gli slogan “Ponte = Mafia”, apparse ieri mattina a Pontida non possono che amplificarla, ma la sfrontatezza di uno “g’hai i ball”, come dicono i conterranei milanesi, non fa difetto a Salvini. Le proteste e i sondaggi da mesi in caduta libera non sembrano impietrire più di tanto il segretario, che a dispetto di tutto continua a combattere la sua battaglia.
Magari la guerra sarà dura da vincere, magari il Carroccio non risalirà la china, ma se la strategia di lungo corso non è il suo forte, la tattica non gli difetta e la voglia di combattere ancora........
