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“Allergie primaverili, ecco perché sono in aumento”. L’intervista all’esperto: come proteggersi

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“Allergie primaverili, ecco perché sono in aumento”. L’intervista all’esperto: come proteggersi

“Allergie primaverili, ecco perché sono in aumento”. L’intervista all’esperto: come proteggersi

L’allergologo Jan Schroeder (Ospedale San Raffaele) spiga a QNSalus i meccanismi che sta facendo crescere il numero dei casi. Il punto tra inquinamento, cambiamenti climatici e nuove terapie

Ecco perché le allergie primaverili sono in aumento

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Negli ultimi anni, starnuti insistenti, occhi arrossati e difficoltà respiratorie non sono più un problema stagionale o solo dei più giovani: sempre più adulti italiani scoprono di avere allergie, spesso per la prima volta in età avanzata.

Dietro questo fenomeno non c’è solo la maggiore attenzione ai sintomi: la nostra nuova società, con città sempre più densamente popolate e inquinate, unita ai cambiamenti climatici che modificano i cicli naturali delle piante, sta creando un terreno ideale per lo sviluppo e l’aggravamento delle reazioni allergiche. Fioriture anticipate, pollini più potenti, esposizione costante a polveri sottili e fumo: un insieme di fattori che rende il nostro ambiente urbano più “ostile” alle vie respiratorie.

Per capire meglio questi meccanismi, identificare chi è più a rischio e scoprire come proteggersi efficacemente, ci guida il dottor Jan Schroeder, responsabile del Centro di Allergologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. Fra nuove forme di allergia, reazioni crociate con alimenti e strategie preventive concrete, è utile uno sguardo chiaro e aggiornato su un fenomeno che oggi colpisce un terzo della popolazione italiana.

Negli ultimi anni si parla spesso di un aumento delle allergie negli adulti. I dati confermano questa tendenza in Italia?

"Sì, sempre più persone si ritrovano a fare i conti con starnuti persistenti, occhi arrossati e difficoltà respiratorie, soprattutto nei mesi primaverili quando fioriscono gli alberi di nocciolo, betulla, cipresso e olivo e le graminacee, la parietaria e l’ambrosia, ma anche in tutti gli altri mesi dell’anno quando siamo esposti agli acari della polvere e ai derivati epiteliali degli animali domestici. La rinite allergica, un tempo considerata un disturbo stagionale relativamente comune, appare in crescita sia per diffusione che per intensità. Oggi, in Italia, un terzo della popolazione è affetto da una forma allergica; questo dato colloca le malattie allergiche ai primi posti tra le patologie croniche in Italia".

Qual è l'identikit della persona allergica?

"Le allergie non colpiscono più soltanto bambini e adolescenti: sempre più adulti sviluppano allergie anche in età avanzata. Molti pazienti presentano una predisposizione genetica e questo si verifica prevalentemente nei bambini e negli adolescenti; tuttavia, attualmente numerosi sono gli allergici che non hanno una familiarità per allergopatie".

Cosa sono le allergie crociate?

"Oltre alle forme respiratorie, anche le allergie alimentari sono in aumento a causa, nella maggioranza dei casi, di allergie crociate vale a dire che, ad esempio, la persona affetta da rinite da betulla può sviluppare l’allergia nei confronti di mela, pesca, finocchio, frutta secca etc. Questo è causato dalla presenza nel polline di un allergene (proteina) che è identico ad un allergene presente in questi alimenti".

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L'ambiente ha un ruolo e delle responsabilità?

"Gli specialisti parlano ormai di una tendenza chiara: le allergie ai pollini e agli acari sono in aumento, soprattutto nelle aree urbane e industrializzate. E dietro questo fenomeno non ci sarebbe solo una maggiore accuratezza diagnostica, ma anche un cambiamento reale dell’ambiente in cui viviamo”.

Anche il cambiamento climatico ha un peso?

"Uno dei principali indiziati è il cambiamento climatico. L’aumento delle temperature medie e gli inverni più miti stanno modificando profondamente i cicli naturali delle piante. Le fioriture iniziano prima e si protraggono più a lungo, allungando di fatto la stagione dei pollini. Non solo: alcune specie vegetali, spinte dalle nuove condizioni climatiche, stanno colonizzando aree dove prima non erano presenti, esponendo la popolazione a nuovi allergeni. Inoltre, evidenze recenti suggeriscono che il cambiamento climatico, in particolare l’aumento dell'anidride carbonica possa incrementare sia la quantità sia la potenza allergenica dei pollini. Studi sull’ambrosia mostrano un aumento significativo della produzione pollinica e una maggiore capacità di indurre infiammazione allergica e produzione di IgE”.

L'inquinamento gioca la sua parte?

"Esattamente. Il clima, da solo, non basta a spiegare l’aumento dei sintomi. Un ruolo centrale è giocato anche dall’inquinamento atmosferico, che agisce non solo come irritante, ma come vero e proprio “amplificatore” dell’allergia. Le polveri sottili — in particolare PM10 e PM2.5 — interagiscono con i pollini in modo diretto. Queste particelle si legano alla superficie dei granuli pollinici, formando complessi che risultano più piccoli e facilmente inalabili. In alcuni casi, i pollini si frammentano proprio a causa degli inquinanti, liberando particelle ancora più fini che penetrano più in profondità nelle vie respiratorie. Tale fenomeno ha conseguenze biologiche importanti. Le particelle inquinanti e i pollini “modificati” danneggiano l’epitelio respiratorio, aumentano la permeabilità delle mucose e facilitano l’ingresso degli allergeni. Il risultato è un’attivazione più intensa del sistema immunitario, con rilascio di mediatori infiammatori e peggioramento dei sintomi”.

Ci sono comportamenti o cattive abitudini che possono favorire l'insorgenza di allergie?

"Un fattore spesso sottovalutato è il fumo di sigaretta. L’esposizione al fumo di sigaretta, sia attiva che passiva, ha effetti simili e in parte sovrapposti a quelli dell’inquinamento atmosferico. Il fumo provoca infiammazione cronica delle vie respiratorie, danneggia l’epitelio bronchiale riducendo le difese locali (come il trasporto mucociliare) e in questo contesto, i pollini trovano una barriera epiteliale già compromessa, penetrano più facilmente e scatenano reazioni allergiche più intense. Nei fumatori e anche nei soggetti esposti al fumo passivo, si osserva infatti una maggiore frequenza e gravità dei sintomi allergici, oltre a un rischio aumentato di sviluppare asma. L’effetto combinato di cambiamento climatico, inquinamento e fumo crea quindi una “tempesta perfetta”: più allergeni nell’aria, per periodi più lunghi, in un ambiente che li rende più aggressivi e in organismi più vulnerabili”.

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"Di fronte a questo scenario, la prevenzione diventa fondamentale: monitorare i livelli di pollini nell’ambiente (consultare i calendari pollinici), ridurre l’esposizione dei soggetti nei periodi critici e attuare misure preventive a domicilio (es. idonea copertura di materassi e cuscini), intervenire precocemente con terapie adeguate al fine di ridurre l’infiammazione a livello delle mucose".

Abbiamo nuove terapie a disposizione e metodi diagnostici avanzati?

"Accanto ai medicinali sintomatici tradizionali come antistaminici e cortisonici, somministrati anche localmente in formulazione di spray nasali e colliri, l’immunoterapia allergene-specifica rappresenta oggi una strategia efficace e validata in molti studi clinici come terapia in grado di modificare la storia naturale della malattia. Essa costituisce la base del trattamento delle allergie respiratorie e viene assunta per via sublinguale a domicilio nei mesi precedenti al periodo di impollinazione. Inoltre, per un adeguato inquadramento terapeutico, è fondamentale che i soggetti che presentano sintomi da rinite associati a prurito e tosse stizzosa, effettuino una visita allergologica ed eseguano accertamenti diagnostici quali test cutanei oppure dosaggio delle IgE-specifiche".

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