Cosa c’è nell’inno pacifista di Dargen D’Amico: dal “Disertore” di Vian a “Gam Gam”, dal Papa a Chaplin
Dargen D’Amico con Pupo sul palco dell’Ariston nella serata dei duetti
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Dargen D’Amico è uno dei preferiti, qui a Luce! e non ne facciamo mistero. Perché unisce ritmo e contenuto, divertimento e denuncia. Avevamo adorato “Onda alta”, un pezzo mascherato da brano da ballare, che però ad ascoltarlo passa la voglia di ballare e viene quella di imbarcarsi per salvare chi si avventura in mare per raggiungere queste nostre coste. Amiamo “Ai ai”, il pezzo presentato nell’edizione corrente del Festival, ma stravediamo per il duetto della serata di venerdì 27 febbraio. Tutto sta nel messaggio: pacifista. Convinto, senza esitazioni: hai voglia a cercare di farci digerire che siamo in un clima di preguerra, che la guerra è bella, fa pulizia. Io (noi) non ci stiamo. Disertori? Va bene.
Il duetto improbabile, ma forse no
E infatti Dargen D’Amico, nel duetto improbabile ma forse no con Pupo e Fabrizio Bosso, riporta al centro dell'attenzione “Il disertore”, la celebre canzone pacifista di Boris Vian (1920-1959) scritta nel 1954. La cover di “Su di noi” - la canzone più nota del cantante aretino Enzo Ghinazzi, alias Pupo, presentata a Sanremo nel 1980 - è diventata un mash-up pieno di riferimenti culturali, ma il cuore del brano è rimasto il messaggio universale di Vian: il rifiuto della guerra e la difesa della vita.
Il testo della canzone “Il disertore”
In piena facoltà egregio presidente le scrivo la presente che spero leggerà la cartolina qui mi dice terra terra di andare a far la guerra quest'altro Lunedì Ma io non sono qui egregio presidente per ammazzar la gente più o meno come me io non ce l'ho con lei sia detto per inciso ma sento che ho deciso e che diserterò Ho avuto solo guai da quando sono nato e i figli che ho allevato han pianto insieme a me mia mamma e mio papà ormai son sotto terra e a loro della guerra non gliene fregherà Quand'ero in prigionia qualcuno mi ha rubato mia moglie, il mio passato la mia migliore età domani mi alzerò e chiuderò la porta sulla stagione morta e mi incamminerò Vivrò di carità sulle strade di Spagna, di Francia e di Bretagna e a tutti griderò di non partire più e di non obbedire per andare a morire per non importa chi Per cui se servirà del sangue ad ogni costo andate a dare il vostro se vi divertirà e dica pure ai suoi se vengono a cercarmi che possono spararmi io armi non ne ho
La canzone “Il disertore” e gli altri riferimenti
Scritta nel contesto della disfatta francese a Dien Bien Phu, la canzone 'Le Déserteur' si presenta come una lettera a un "egregio Presidente", dove il protagonista dichiara di non poter uccidere né diventare un assassino. Interpretata per la prima volta da Marcel Mouloudji nel 1954, la canzone ha attraversato generazioni e confini, con versioni di artisti come Serge Reggiani e Joan Baez, che la utilizzò per moltissime marce pacifiste al tempo della guerra in Vietnam.
La versione italiana più conosciuta è quella tradotta da Giorgio Calabrese, che è stata incisa da Ornella Vanoni nel 1971, da Serge Reggiani nel 1972, da Ivano Fossati nel 1992, dai Marmaja nel 2002, dai Folkabbestia nel 2006 e da Zibba e Almalibre nel 2013. La sua forza pacifista ha spesso provocato censura e scalpore, diventando simbolo universale di protesta contro la guerra.
Dargen D'Amico ha alternato la recitazione dei versi di Vian alla melodia di 'Su di noi' cantata da Pupo. Ma non è tutto: la cover ha incluso anche la melodia ebraica di 'Gam Gam', basata sul Salmo 23 dell'Antico Testamento delle Sacre Scritture, che ha aggiunto un richiamo spirituale e universale al brano, creando un ponte tra culture e generazioni. Sul finale, la canzone ha evocato la memoria e l'impegno civile con due citazioni iconiche: la voce di Charlie Chaplin nel film 'Il grande dittatore' (1940) - 'Più che macchinari ci serve umanità' – e il monito di Papa Francesco 'Non rassegnamoci alla guerra'.
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