menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Trasportano la vita. E danno speranza a chi è malato: gli angeli dei trapianti si raccontano nel docufilm

5 0
11.04.2026

La presentazione del docufilm che racconta il Nucleo di protezione civile specializzato nel trasporto di midollo osseo

Articolo: Angeli dei trapianti, una corsa contro il tempo: a Firenze l’anteprima del docufilm “Il dono”

Articolo: “Così abbiamo ricostruito il viaggio del cuore di Domenico”. Ecco cosa è successo

Firenze, 11 aprile 2026 – Non hanno le ali, ma volano da un continente all’altro. Sono gli angeli dei trapianti, i volontari del Nopc (Nucleo operativo di protezione civile), specializzati nella logistica dei trapianti e nel trasporto del midollo osseo in tutto il mondo. Protagonisti silenziosi di una corsa contro il tempo in cui ogni minuto è decisivo. "In 33 anni di attività e 16mila missioni portate a termine, mai una rifiutata, mai una fallita", racconta Massimo Pieraccini, presidente del Nopc. Un risultato straordinario che racconta dedizione, velocità, precisione e una responsabilità immensa. Perché quando si trova un donatore compatibile – una possibilità su centomila – si mette in moto una catena complessa e delicata, dove tutto deve funzionare alla perfezione.

Il docufilm: dietro le quinte del trapianto

È questo il mondo che il docufilm “Il dono. La filiera della vita raccontata dai volontari” porta alla luce: un racconto autentico che segue il viaggio di volontari e cellule staminali, mostrando tutto ciò che si cela dietro genesi, sviluppo ed epilogo di un trapianto di midollo osseo. Diretto da Kagliostro e nato da un’idea di Massimo Pieraccini, il docufilm è stato presentato in anteprima nazionale venerdì 10 aprile a Firenze, a Palazzo Medici Riccardi, alla presenza delle Istituzioni e dei volontari dell’associazione fiorentina.

"Il docufilm nasce dalla volontà di far conoscere cosa c’è dietro al trapianto del midollo osseo. Nessuno sa quante persone sono coinvolte – spiega Massimo Pieraccini, fondatore del Nopc – Ho voluto raccontare il lavoro di professionisti e volontari che mettono il loro tempo e le loro competenze al servizio degli altri. Un lavoro silenzioso ma indispensabile per salvare una vita".

"Oggi, in un mondo che corre veloce, trovare il tempo di dedicarsi all’altro e alla comunità è un bene prezioso – ha affermato Laura Sparavigna, assessora alla Protezione Civile del Comune di Firenze – Quello che fanno i volontari è un servizio puro e genuino".

Il viaggio del ‘dono’

Quando viene individuato un donatore compatibile, si attiva immediatamente una macchina organizzativa precisa e coordinata. La centrale operativa del Nopc individua il volontario più adatto, pianifica ogni dettaglio del viaggio – voli, spostamenti, alloggi – e mantiene il contatto con i centri trapianto coinvolti. Il trasporto delle cellule staminali è una fase estremamente delicata: il “dono” viene custodito in un contenitore speciale, in grado di mantenere temperatura e condizioni ottimali per tutta la durata del viaggio.  Tra le principali criticità ci sono i controlli di sicurezza negli aeroporti, infatti il contenitore non può essere sottoposto ai raggi X, rendendo necessario un dialogo continuo con il personale e grande capacità di gestione da parte dei volontari. Non esistono corsie preferenziali e i viaggiatori sono costretti ad affrontare i controlli come tutti gli altri turisti.

"In media faccio 25 viaggi l’anno e mi è successo più volte di dover discutere tenacemente con il personale degli aeroporti – racconta Matteo Ostolani, volontario del Nopc dal 2018 che ha preso parte al docufilm – è capitato che perdessi un volo e sono dovuto rimanere più a lungo in aeroporto. In casi del genere la situazione si fa delicata perché la temperatura all’interno del contenitore si alza e deve sempre essere gestita e monitorata. Il nostro compito è importante, quando viaggio sento la responsabilità di avere con me un dono prezioso che può salvare una vita". 

Grazie a organizzazione, esperienza e senso di responsabilità, ogni missione viene portata a termine con un unico obiettivo: consegnare il “dono” nel minor tempo possibile e nelle migliori condizioni, trasformando un viaggio in una concreta possibilità di vita.

Sensibilizzare alla cultura del dono

Uno degli obiettivi centrali del docufilm è diffondere la conoscenza e avvicinare, soprattutto i più giovani, alla donazione di midollo osseo. Diventare donatori è possibile tra i 18 e i 36 anni, una fascia d’età fondamentale perché le cellule provenienti da donatori giovani garantiscono maggiori probabilità di successo nei trapianti. In questo percorso, un ruolo chiave è svolto da Admo e Avis, impegnate nel sensibilizzare, informare e accompagnare i cittadini all’iscrizione al registro dei donatori. 

"Nel 2007 ho fatto l’ultimo trapianto. In tutta la mia esperienza ho ricevuto più di 700 sacche di sangue e tante di piastrine – racconta Laura Montesano – Se io oggi sono viva è grazie al mio gemello genetico, un ragazzo di Toronto, che mi ha donato una seconda possibilità di vita, ma anche grazie ai donatori di sangue".

Trovare nuovi donatori non è scontato: molti potrebbero non essere mai chiamati, ma quando accade, e c’è la compatibilità, quella disponibilità diventa decisiva. Per questo è fondamentale parlare, informare e costruire consapevolezza, soprattutto tra le nuove generazioni. Un gesto gratuito e volontario come quello di diventare donatore può trasformarsi, un giorno, nella possibilità concreta di salvare una vita.  

© Riproduzione riservata


© La Nazione