Guerra in Iran, stangata su famiglie e imprese toscane: +768 euro l’anno e Pil in calo
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Firenze, 18 marzo 2026 – Una nuova stangata da quasi 800 euro l’anno per le famiglie toscane, inflazione in aumento e crescita economica in frenata. È il quadro che emerge dalla nota di lavoro dell’Irpet sugli effetti della guerra in Medio Oriente sull’economia regionale .
Preso uno scenario di rincaro del 50% del costo dei beni energetici importati per almeno 12 mesi, l'Irpet stima per la Toscana - per effetto della guerra in Medio Oriente - la possibilità di un aumento dell'inflazione dell'1% e una riduzione del Pil dello 0,3%, ma “una più rapida risoluzione del conflitto potrebbe attenuarne sensibilmente gli impatti”. Lo studio è stato illustrato dal direttore dell'istituto per la programmazione economica regionale, Nicola Sciclone, in una conferenza stampa con il presidente della Regione Eugenio Giani.
Famiglie: quasi 800 euro in più all’anno
L’impatto più diretto riguarda le famiglie. I rincari energetici si trasferirebbero a cascata su beni e servizi, con un aggravio medio di spesa pari a 768 euro annui per nucleo, cioè l’1,7% del reddito familiare con il maggiore impatto sui nuclei con minore disponibilità economica.
“Gli effetti si trasmetterebbero anche alle imprese - spiega l'Irpet - , incidendo sui costi di produzione, trasporto e utenze e mettendo a rischio la redditività di circa 15mila imprese toscane. Le possibili ricadute occupazionali coinvolgerebbero oltre 111mila lavoratori, con intensità differenziata tra i settori in base alla rispettiva intensità energetica.
Imprese e lavoro: i settori più a rischio
Le ricadute più pesanti si registrano sul sistema produttivo. In Toscana i comparti più esposti sono quelli ad alta intensità energetica e legati alla logistica. Il settore del trasporto e magazzinaggio è il più vulnerabile, con oltre 26.500 addetti a rischio, pari a più della metà degli occupati del comparto (54,2%). Seguono alloggio e ristorazione con oltre 14mila lavoratori coinvolti e il commercio con circa 11.900.
Tra le attività manifatturiere spiccano il comparto legno-carta-stampa, con il 34,8% degli occupati potenzialmente coinvolti, e la filiera della gomma, plastica e minerali non metalliferi (33,7%). Significativi anche gli impatti su tessile e abbigliamento (oltre 9mila lavoratori) e sulle costruzioni.
Energia e inflazione: il nodo dei prezzi
Alla base di tutto c’è l’impennata dei prezzi energetici. Dall’inizio del conflitto il petrolio, ricorda Irpet, è salito di oltre il 50% rispetto alla media degli ultimi dodici mesi, e anche gas ed energia elettrica registrano aumenti significativi. Se questi rincari dovessero consolidarsi nel tempo, il rischio è quello di una spirale che potrebbe interesare prezzi, consumi, investimenti e occupazione, con effetti recessivi sull’economia regionale.
Giani: “Il salasso è forte, serve accelerare sulla pace”
“I riflessi della guerra non possono essere visti solo per gli scontri che da un punto di vista etico ci stanno coinvolgendo tutti: sul piano economico il salasso è forte”, ha affermato il presidente della Regione, Eugenio Giani, presentando lo studio Irpet. “Il nostro appello è accelerare sulla via diplomatica per un accordo e verso la pace”, ha sottolineato. Il governatore ha inoltre chiesto di ridurre le accise sui carburanti e annunciato l’intenzione di portare avanti la delibera sui siti idonei per le energie rinnovabili. “Da tempo - ha proseguito - stiamo tenendo i conti dell'economia toscana durante il conflitto iniziato tre settimane fa da Israele e Stati Uniti nei confronti dell'Iran. Ho chiesto a Irpet di fare una breve analisi che offrisse subito dei riferimenti. Usciamo da un'economia che nell'ultimo trimestre 2025 dava segnali incoraggianti. La Toscana si presenta con l'export in crescita, fra le prime tre in Italia da questo punto di vista”.
Nonostante questo, ha concluso Giani, l’economia regionale “vive però un momento di incertezza dovuto al conflitto, e quindi l'appello alla pace è fatto anche per tutelare la nostra economia”.
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