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12 marzo, quella ‘reliquia’ laica conservata a Firenze: il dito di Galileo

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12.03.2026

Galileo e il reperto del dito

Firenze, 12 marzo 2026 - Un reperto costituisce un esempio caratteristico della celebrazione di Galileo Galilei come eroe e martire della scienza. Si tratta del dito medio della sua mano destra, che venne prelevato dai resti mortali di Galileo da Anton Francesco Gori il 12 marzo 1737.

La storia di un reperto che è una ‘reliquia’ laica

Venne prelevato in occasione della traslazione della salma del pisano dalla originaria sepoltura al sepolcro monumentale fatto erigere nella Basilica di Santa Croce, a Firenze, per iniziativa di Vincenzo Viviani, l'affezionato ultimo discepolo di Galileo. Il dito passò poi ad Angelo Maria Bandini e fu a lungo esposto nella Biblioteca Laurenziana. Nel 1841, il cimelio venne trasferito nella Tribuna di Galileo, nel museo di Fisica e storia naturale. Insieme agli strumenti mediceo-lorenesi, passò, infine, nel 1927 nel museo di Storia della scienza. Sulla base di marmo è scolpita una iscrizione celebrativa di Tommaso Perelli. Oggi il dito è dunque conservato ed esposto nel Museo Galileo di Firenze.

L’incontro sul trattato galileiano ‘Sidereus Nuncius’

Oggi alle ore 18.45 al Museo Stefano Bardini si parlerà di Galileo e della sua ‘rivoluzione del cielo’ innescata dal trattato ‘Sidereus Nuncius’. L’incontro si tiene nell’ambito della stagione primaverile 2026 di ‘Brevissime. Lezioni di storia delle arti’, iniziativa della casa editrice Centro Di focalizzata sulla divulgazione delle arti. Protagonista dell’incontro è Filippo Camerota, direttore scientifico del Museo Galileo di Firenze. L’intervento, dal titolo “La fine del mondo antico: Galileo e il nuovo mondo celeste”, esplorerà la frattura epistemologica e culturale innescata dal Sidereus Nuncius.

Un libro che ha cambiato la percezione dell'universo

Un terremoto nel cielo del Seicento. Pubblicato a Venezia il 13 marzo 1610, il Sidereus Nuncius di Galileo Galilei è il trattato che ha cambiato per sempre la percezione dell'universo. Attraverso l'uso del "cannone occhiale" – il telescopio – Galileo infranse l'immutabilità delle sfere cristalline aristoteliche, rivelando un cielo fluido e dinamico. La Brevissima di Filippo Camerota analizzerà come la scoperta dei satelliti di Giove e delle fasi di Venere abbia fornito la prova empirica del sistema copernicano, spostando la Terra dal centro del cosmo. Un passaggio epocale che non riguardò solo l'astronomia, ma impose un nuovo metodo scientifico basato sull’osservazione diretta e sulla verifica sperimentale, sfidando l'autorità dei filosofi antichi e la stabilità delle verità teologiche dell'epoca. Architetto e direttore scientifico del Museo Galileo di Firenze, Filippo Camerota è uno dei massimi esperti delle intersezioni tra arte e scienza. La sua ricerca si è concentrata in particolare sulla prospettiva rinascimentale, con pubblicazioni di riferimento edite da Giunti, Electa e Olschki. Tra le sue curatale più recenti si annoverano le mostre dedicate al Codice Leicester (Uffizi, 2019), al mondo di Dante (Palazzo Pitti, 2021) e le grandi esposizioni per il centenario de Il Saggiatore di Galileo a Roma e Firenze.

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