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Su cosa si sono arenati i negoziati per l’Iran: Hormuz e il nodo nucleare. Gli Usa: “Blocchiamo tutti i porti di Teheran”

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13.04.2026

Il vicepresidente JD Vance (a destra) parla a Islamabad dopo l'incontro con i rappresentanti di Pakistan e Iran. Con lui Jared Kushner e l'inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff (al centro)

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Roma – I negoziati fra Iran e Stati Uniti si arenano già al primo giorno di colloqui e, per converso, le acque attorno allo Stretto di Hormuz rischiano di farsi sempre più agitate. L’annuncio è arrivato nel cuore della notte per bocca dello stesso JD Vance che, lasciando Islamabad dopo una maratona di 21 ore – i colloqui più diretti ad alto livello tra Washington e Teheran dal 1979 – ha confermato il mancato accordo. La responsabilità, per gli Stati Uniti, è dell’Iran, che non accetta di rinunciare al proprio programma nucleare. Teheran, dal canto suo, parla di “condizioni irragionevoli” imposte da Washington.

Di certo c’è che, appena diffusa la notizia del nulla di fatto, il presidente americano Donald Trump è tornato a tuonare sui social, complicando ulteriormente il quadro. Il tycoon ha attaccato il governo degli ayatollah: “Non hanno le carte – ha detto a Fox News – torneranno a negoziare e avremo tutto ciò che vogliamo”. Ha poi ribadito che Teheran “non avrà mai l’arma nucleare”, tornando a minacciare nuovi attacchi. “Potrei eliminare l’Iran in un solo giorno – ha aggiunto – in un’ora potrei colpire tutta la loro energia, ogni impianto, ogni centrale”. Tra i possibili obiettivi evocati figurano infrastrutture strategiche come rete elettrica, ponti e impianti di desalinizzazione, con conseguenze pesanti anche sulla popolazione civile.

Ma il punto centrale della nuova escalation è lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale. Trump ha annunciato su Truth un blocco di fatto immediato: “Nessuno che paghi un pedaggio illegale all’Iran avrà un passaggio sicuro”. Il Comando Centrale americano ha poi aggiunto che da oggi alle 10, le 16 italiane, saranno bloccati tutti i porti iraniani. Il presidente ha inoltre ordinato di intercettare le imbarcazioni che versano pedaggi a Teheran e ha parlato apertamente di sminamento dello Stretto, ipotizzando il coinvolgimento della Gran Bretagna e di altri alleati Nato, anche se Londra non conferma la partecipazione.

Una prova di forza che rischia di avere conseguenze globali: il blocco di Hormuz è considerato un atto di guerra e potrebbe far schizzare i prezzi del petrolio, colpendo economie come quelle di Cina e India, principali importatori di greggio iraniano. Sul terreno, Teheran ha reagito schierando reparti speciali della Marina lungo la costa meridionale, mentre i pasdaran hanno avvertito che qualsiasi presenza militare ostile nello Stretto, di cui rivendicano “il pieno controllo”, sarà considerata una violazione del cessate il fuoco. “Il nemico rimarrà intrappolato in un vortice mortale di Hormuz”, hanno minacciato.

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E l’escalation del conflitto nel sud del Libano torna a coinvolgere i caschi blu italiani di Unifil, per fortuna anche stavolta senza alcun ferito. L’ultimo episodio arriva alla vigilia della visita del ministro degli Esteri Antonio Tajani a Beirut: in due diversi episodi, i soldati dell’Idf su un carro armato Merkava sono entrati in contatto con i veicoli italiani della forza Onu a Bayada. “Entrambi gli eventi risultano avvenuti durante manovre dei mezzi e non trovano riscontro le ricostruzioni che parlano di speronamentì o di danni significativi”, fa sapere il contingente italiano.

Nel frattempo, si moltiplicano gli appelli alla diplomazia, finora caduti nel vuoto. Vladimir Putin ha offerto una nuova mediazione in una telefonata con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, mentre il Pakistan continua a lavorare dietro le quinte per riportare le parti al tavolo. Nonostante le tensioni, nessuno chiude del tutto alla possibilità di nuovi colloqui.

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