Presi dopo 27 anni due fratelli latitanti: avevano un mandato di cattura internazionale per omicidio
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La Spezia, 9 aprile 2026 - Per quasi tre decenni sono stati dei fantasmi, uomini senza passato che avevano ricostruito una vita perfetta tra le colline della Lunigiana e il mare dello Spezzino. Ma il tempo e la tecnologia hanno presentato il conto. La polizia ha messo fine alla lunghissima latitanza di due fratelli di origine albanese, destinatari di un mandato di cattura internazionale per un omicidio premeditato commesso nel lontano 1999, nel cuore di una sanguinosa faida familiare in Albania.
Quello che emerge dalle indagini delle squadre mobili di Massa Carrara e La Spezia è il ritratto di un’integrazione mimetica. I due fratelli, condannati in patria a 16 anni e 6 mesi di reclusione, non vivevano ai margini. Al contrario, si erano stabiliti sul territorio con le proprie famiglie, avviando una florida attività imprenditoriale nel settore dell’edilizia. Erano vicini di casa insospettabili, volti noti nei cantieri locali, protetti da identità fittizie che sembravano aver cancellato l'orrore di quella violenza scatenata oltre vent'anni fa.
La svolta è arrivata grazie a una complessa rete investigativa che ha unito il Servizio Centrale Operativo (Sco), il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e l’Interpol di Tirana. Nonostante il tempo trascorso, il Dipartimento della polizia criminale albanese non aveva mai smesso di cercare i due fuggitivi.
Il cerchio si è stretto grazie a un mix di analisi classica e tecnologia avanzata. Gli inquirenti hanno incrociato vecchi controlli di polizia, immagini e, soprattutto, i rilievi delle impronte digitali. È stata la 'firma' biologica a tradire i due imprenditori: i database hanno confermato che i nomi sui documenti erano falsi, mentre i tratti dermopapillari corrispondevano a quelli dei ricercati per il delitto del '99.
Durante le perquisizioni, gli agenti hanno rinvenuto documenti albanesi contraffatti, strumenti necessari per ottenere i permessi di soggiorno e mantenere lo status di 'cittadini regolari'. Per questo motivo, oltre al mandato di cattura internazionale, è scattata anche la denuncia alla Procura della Spezia per il possesso di documenti falsi.
Oggi la loro fuga è terminata. Uno è stato rinchiuso nel carcere di Marassi a Genova, l’altro nel penitenziario della Spezia, a disposizione della Procura Generale della Corte di Appello di Genova. Inizia ora l'iter burocratico per l’estradizione: i due fratelli dovranno finalmente tornare in Albania per scontare la pena per quell'omicidio che, per ventisette anni, hanno sperato che il mondo avesse dimenticato.
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