Assalto al centro sportivo dello Spezia: tre ultras in carcere
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La Spezia, 17 aprile 2026 - Quella che doveva essere una contestazione sportiva, per quanto aspra, si è trasformata in una vera e propria guerriglia urbana. Nelle prime ore di questa mattina, gli uomini della Digos della Questura della Spezia hanno messo la parola fine alla prima fase dell’indagine sull’assalto al centro sportivo 'Bruno Ferdeghini', portando in carcere tre esponenti di spicco del sodalizio ultras 'Curva Ferrovia'. I tre giovani, tutti spezzini di età compresa tra i 20 e i 30 anni, sono accusati di resistenza aggravata, lesioni a pubblico ufficiale e utilizzo di materiali pericolosi durante manifestazioni sportive.
I fatti risalgono allo scorso 6 aprile, una data che ha segnato un punto di non ritorno nei rapporti tra una frangia estrema della tifoseria e le istituzioni. Dopo la trasferta a Carrara, un gruppo di circa cinquanta ultras ha atteso il rientro della delegazione dello Spezia calcio in via Melara. Quella che sembrava una protesta di routine è degenerata in pochi istanti in un’aggressione premeditata. Verso gli agenti di polizia, schierati a protezione di calciatori, staff e dirigenza, è piovuto di tutto: pietre, bottiglie di vetro, spranghe di ferro, fumogeni e materiale esplodente. La furia del gruppo non si è fermata al lancio di oggetti. Gli aggressori sono riusciti a sfondare il cancello d’ingresso della struttura sportiva, cercando il contatto fisico diretto. In quei momenti concitati, gli agenti del Reparto Mobile di Genova sono stati colpiti con cinture, bastoni e calci nel tentativo, riuscito, di impedire l’accesso all'area riservata dove si trovavano gli atleti. Il bilancio finale dell'azione è stato pesante: dieci feriti tra le forze dell'ordine, con prognosi che vanno dai pochi giorni fino ai trenta per un operatore della Digos rimasto seriamente contuso.
A incastrare i tre arrestati è stata una meticolosa attività di analisi video. Gli investigatori hanno setacciato fotogramma dopo fotogramma le riprese effettuate durante gli scontri, riuscendo a isolare le condotte individuali. Le immagini hanno mostrato con chiarezza i tre indagati mentre sferravano colpi con pesanti fibbie metalliche e oggetti contundenti all'indirizzo degli agenti. Per i tre, la situazione è aggravata dai precedenti: erano già noti alla Questura per reati specifici e già sottoposti a provvedimenti di Daspo, segnale di una recidiva che ha spinto il giudice per le indagini preliminari ad accogliere la richiesta di custodia cautelare in carcere.
Mentre i tre giovani sono stati associati alla casa circondariale locale, l'inchiesta prosegue per identificare gli altri partecipanti alla rivolta. Come previsto dalle garanzie costituzionali, è doveroso precisare che il procedimento penale è ancora nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati devono essere ritenuti innocenti fino all'eventuale emissione di una sentenza di condanna definitiva.
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