Carburanti, la rivolta dei camionisti. Venerdì scatta il primo stop dei Tir. Avanti tutta verso il blocco totale
Il tam tam corre tra i camionisti Venerdì l’assemblea di Unatras decide la data del fermo nazionale contro il caro gasolio
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Una mossa in due tempi, ma l’obiettivo non cambia. I Tir vanno dritti verso la serrata. Venerdì il primo stop che chiama in causa gli autotrasportatori che aderiscono alla sigla Trasporto unito, particolarmente attiva nel sud Italia ma minoritaria rispetto al rassemblement di associazioni di categoria riunite in Unatras. Che hanno scelto lo stesso giorno, venerdi, per convocare un’assemblea nella quale stabilire la tabella di marcia dell’agitazione. "L’orientamento è alla serrata totale, così non possiamo più andare avanti" sbotta Giuseppe Brasini, al timone di un’azienda che conta 22 dipendenti e una trentina di "bisonti" della strada. È intenzionato a tenerli in garage per la data del fermo che sarà decisa nel summit di venerdì. "Non siamo ancora alla riduzione delle consegne per contenere i costi del gasolio per i camion, ormai schizzato alle stelle, ma nella rete dei nostri contatti comincia a girare la preoccupazione per una riduzione delle scorte di gasolio. E questo non è un bel segnale", osserva Brasini. Il caro-diesel a lui costa "milleseicento euro al giorno in più, moltiplicato per ventidue camion". Il totale è da capogiro per le aziende aretine di autotrasporto che mettono benzina nel motore dell’economia. Sulla stessa lunghezza d’onda Edoardo Testini, "padroncino": anche lui fa fatica a tenere in equilibrio i conti della sua impresa. "Ho calcolato un rincaro netto al mese di circa novecento euro. Ho fatto il pieno di carburante a 2,10 euro al litro: così diventa una roulette russa e le piccole aziende come la mia sono messe in serio pericolo. Se sarà proclamato il fermo totale, io aderirò sicuramente". E dalla provincia aretina, gli addetti ai lavori promettono adesioni massicce. Non a caso siamo tra le province toscane con il più alto numero di autotrasportatori: circa un migliaio. Il blocco dei trasporti rischia di inchiodare il ponte del 25 aprile. Sarebbe la mobilitazione più consistente dopo quella del gennaio 2012. E le adesioni cominciano a correre nel tam tam dei camionisti: sono trasversali perché il fil rouge sono i costi che le aziende di trasporto devono sopportare "in un contesto che non accenna a cambiare, semmai a peggiorare. A questo punto i rincari hanno superato la soglia del 35 per cento". L’effetto della serrata? Scaffali dei supermercati (e non solo) vuoti.
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