menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

L’odissea di una donna: stalking e minacce di morte

18 0
18.03.2026

Intervento della polizia

Articolo: Non dà tregua alla ex. La prende per i capelli, poi l’aggredisce e la picchia

Articolo: ‘Ti brucio viva e ti butto l’acido in faccia’, anni da incubo per una giovane donna

Articolo: Tormentata dall’ex marito: cibo fuori dalla porta, messaggi e appostamenti

Siena, 18 marzo 2026 – “Mio figlio l’ha conosciuta su un gruppo WhatsApp. E’ venuta a trovarlo a Palermo. A casa mia, mio figlio viveva con me”. Inizia così la testimonianza di una donna siciliana chiamata dall’avvocato dell’imputato, 31 anni, attualmente recluso nel carcere del capoluogo sicliano a testimoniare nel processo che lo vede imputato a vario titolo per stalking e violenza sessuale. Quest’ultimo reato commesso peraltro, secondo l’accusa sostenuta dal pm Valentina Magnini, nei confronti della figlia della donna a cui era stato legato sentimentalmente.

“La signora aveva 50 anni, mio figlio 26: la cosa non mi andava giù. Non l’ho presa bene”, ha raccontato ancora la madre dell’imputato. Che svela in aula che “hanno dormito tutti e tre nella stanza di mio figlio, mi dicevano che non dovevo entrare. Non so perché”. Sottolinea poi che l’uomo era salito in Toscana, proprio a Siena: dieci giorni ed è venuta la polizia a prenderlo portandolo in carcere. Quando era finito in cella, però, l’aveva abbandonato la 50enne senese. “Le lettere minacciose mandate a questa persona? L’ho letto nella denuncia che ha fatto”, ribatte.

Ad ascoltarla in aula le due parti offese, madre e figlia, quest’ultima di 22 anni, assistite dall’avvocato Maurizio Forzoni. Hanno raccontato ieri la loro verità al collegio presieduto da Fabio Frangini. Di fatto l’istruttoria dibattimentale è conclusa, per alcuni testimoni c’è stato l’accordo delle parti sull’acquisizione delle loro dichiarazioni, senza ascoltarli di nuovo. Il 7 luglio ci sarà la discussione e poi la sentenza.

Una storia molto delicata. Fatta di minacce, anche di morte, nei confronti della 50enne senese. La procura sostiene che le ha fatto stalking, in maniera pesante, nonostante si trovasse in cella a seguito dell’esecuzione di una condanna definitiva a 5 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione. Non le dava pace quando c’erano i colloqui in carcere, faceva videochiamate alla donna e mandava lettere scritte a mano. Semplice il motivo: non accettava la fine della relazione sentimentale che lei aveva voluto interrompere. “Ti faccio fare una finaccia”, le avrebbe detto promettendo che avrebbe perseguitato lei e i suoi cari una volta uscito. Le dava della poco di buono. Scriveva che desiderava “uccidere” e sentire scorrere il sangue nelle mani. “Non sai cosa sono capace di fare”, le parole dell’imputato che le spiegava, in realtà, di non averla mai amata e che il suo vero obiettivo era la figlia.

Quando dopo le ripetute minacce la donna aveva smesso di andare in carcere a trovarlo, venne mandata la giovane al suo posto. Proprio nella sala colloqui lui le avrebbe messo le mani addosso, palpeggiandola e toccandola. Lei si era ribellata. E tutto è finito nella denuncia da cui è scaturito il processo. Il giovane non era in aula ma il giudice Frangini ha disposto il suo trasferimento per assistere all’udienza di luglio quando ci sarà la sentenza.

© Riproduzione riservata


© La Nazione