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Corse a Monteroni, dall’esperienza di Mannucci su Ultimo baio al successo del giovanissimo Flore: le voci dei protagonisti

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Monteroni, l'estrazione a sorte dell'ordine al canape (Foto Di Pietro)

Monteroni (Siena), 1 marzo 2026 – Non contano solo i fatti, la vittoria nelle dieci corse a Monteroni, prime della stagione in Val d’Arbia. Ma anche le parole hanno un peso. Perché dietro quelle di chi ha centrato il successo si leggono sogni, determinazione, strategie. Vedi Antonio Flore, grande appassionato di cavalli in Sardegna che adesso è alla scuderia di Andrea Sanna, suo amico da tanto. «Molto diverso qui rispetto alla Sardegna, molto bello», aggiunge Flore che dà la zampata nella prima batteria. Avanti i giovani, le dirigenze avranno apprezzato visto che è (anche) questo che cercano.

Primo anno da solo, con il peso della scuderia tutta sua sulle spalle, Federico Fabbri. Ha vinto con la cavalla del cuore, Corinne Clar – «su questa pista ci va bene» dice –, facendo vedere che ha cuore e punta al ’sogno’. «Ho sei cavalli in scuderia – prosegue – , tre hanno 4 anni. Gli altri saranno quelli che faranno più corse in provincia cercando di arrivare... non si sa dove». Quanto alla scelta di mettersi da solo parla di «un’esperienza di vita che credo vada fatta, prima o poi. Il momento era questo, non potevo attendere altri anni. Sono felice di come sta andando, un’esperienza nuova e diversa».

Bella forma per Mattia Chiavassa che vince con Esmeralda Baia. «Una cavalla in cui, sia io che il suo allevatore, abbiamo sempre creduto molto. E’ matura». Si dice «contento dei rapporti maturati negli anni», senza sbilanciarsi preferendo parlare dei 15-18 cavalli a scuderia di cui 8-9 a Protocollo ed il resto per i paliotti fuori.

Alessandro Cersosimo ha creduto fino in fondo alla vittoria nella quarta corsa con Ziculit. «Un soggetto svelto, quella di Andrea (Coghe, ndr, Elly), mi ha coperto. Quando è stato il momento gli ho tirato l’attacco ed in mezzo giro ce l’ho fatta», ricostruisce. Come si riparte dopo aver sfiorato di correre il palio ad agosto? «Con la convinzione che invece di sfiorarlo ci voglio arrivare», ribatte. «Proseguono tutti i rapporti», dice senza sbilanciarsi sui colori dei giubbetti. «Ero convinto di farcela, nonostante Fabiola fosse al debutto e come preparazione un po’ indietro ma ha dimostrato che può venire avanti e ci si può lavorare», speiga Nino Manca appena ritirato il premio per il successo nella quinta corsa. Non si sa ancora se verrà segnata al Protocollo. L’ha tallonato Pietro Masuri, il ragazzino che monta da Muzzi. «Ecco, m’ha fregato, ho pensato alla fine. Invece ce l’ho fatta», chiude Manca.

Accoppiata di grande esperienza quella di Elias Mannucci su Ultimo baio, che ha centrato la sesta corsa. «Se lo porto in altri paliotti? E’ da me dallo scorso anno, per adesso corre in provincia. Poi vediamo. Non ha bisogno di fare passerella, anche nel 2025 fece bene a Piancastagnaio, per esempio. E’ di categoria, sebbene abbia la sua età. Un vecchio lupo di mare». Parla di «inverno positivo, a lavoro. Bene rientrare così. Un passo per volta». Mannucci conferma poi «che prosegue il buon rapporto con la Giraffa come con altre dirigenze. Il lavoro invernale è anche questo, tenere legami saldi».

Scatenato Giosué Carboni su Dovizia. «Va forte, ha ancora qualche piccola incertezza al canape che deve superare, ci stiamo lavorando. A Pian delle Fornaci aveva fatto un po’ tribolare, oggi meno. Vale comunque la pena lavorarci», dice Carboni. «Il mio inverno? Ho tanto rammarico per il Palio di luglio, avevo un soggetto da corsa e poi è andata a finire così... Il Palio non è una corsa all’ippodromo. A San Martino gli sono stati portati via i ferri... una persona scalza camminare, qui in Europa, non l’ho mai vista», rilancia. E i nomi delle Contrade che ronzano intorno a Carboni? «Ho il mio piccolo giro, vediamo. Se si apre qualcosa ben venga, sono carico, mi sento sempre giovane anche se oggi forse ero il più vecchio in pista. Però avete visto cosa so fare», replica. Vince su Furia Tulesa una nona corsa tribolata in partenza Michel Putzu. «Lei era sempre ferma e pronta a partire. Ce li ho avuti sempre addosso, è stata bella sudata la vittoria», ammette. A scuderia Putzu ha sette cavalli, punta a farsi vedere per restare grintosamente nel giro.

«Ha un bel motore Boh da Clodia, c’è da mettere a posto solo un po’ di irruenza. Se le mosse durano di più si calma, appena entra però sente la tensione», dice Alessio Migheli del mezzosangue di sua proprietà con cui ha vinto l’ultima corsa a Monteroni. Migheli prepara i cavalli di Luca Anselmi e spera nel rientro a Siena: «Molto dipende da fortuna e incastri, io mi faccio trovare pronto. Per adesso sono di sicuro a Ferrara».

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