Lupi nel Parco, l’Ai per monitorarli. Collari Gps e fotocamere speciali: "Daini stabili a 1150 esemplari"
Marco Del Frate mentre applica il radiocollare ad un esemplare del branco di lupi che vive. nel Parco di San Rossore
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I lupi nel Parco di San Rossore aumentano e, negli ultimi mesi, si sono aggiunti 3 nuclei stabili. Il Parco ha inoltre annunciato l’attivazione di un nuovo monitoraggio con due collari gps e fotocamere potenziate con intelligenza artificiale. Il monitoraggio è svolto in collaborazione con il team del professore Marco Apollonio dell’Università di Sassari, guidato sul campo dal biologo naturalista Marco Del Frate. Nella Tenuta di San Rossore i lupi sono una presenza stabile da anni, ha spiegato il Parco. Una famiglia ha contribuito al riequilibrio della biodiversità dell’area protetta: gli animali si cibano di daini e cinghiali, ungulati che in passato erano in sovrannumero e che avevano determinato una riduzione della ricrescita della vegetazione. Oggi i daini sono stabili a quota 1.150 e, sempre secondo quanto riferito dal Parco, non è più necessario l’intervento diretto dell’uomo per il contenimento. "Risultati – ha spiegato il presidente del Parco, Lorenzo Bani –, raggiunti grazie a una corretta e oculata gestione con un’attività costante che continua tenendo sotto osservazione tutte le variabili con strumentazioni tecnologiche come i 2 nuovi collari che sono stati apposti da pochi giorni ai lupi "Basco" e "Mirto" e che si aggiungono alle 40 fototrappole distribuite sul territorio". "I collari – spiegano dal Parco – sono dispositivi che non arrecano danni agli animali: dopo circa 1 anno vengono rimossi e possono essere sganciati da remoto in caso di necessità. Consentono di raccogliere dati utili per la ricerca e per la gestione quotidiana, per valutare eventuali situazioni di interazione con l’uomo e orientare azioni di prevenzione e comunicazione".
Attualmente il nucleo storico di San Rossore conta 8 esemplari adulti e 2 cuccioli. Negli ultimi mesi si sono aggiunti 3 nuclei stabili, con 4-6 esemplari per area, nelle Tenute di Tombolo, Migliarino e Coltano. Secondo il Parco, si tratta di un’espansione che rientra nel quadro nazionale di ritorno della specie dopo decenni di assenza e la quasi scomparsa. L’unica criticità segnalata dal team di Apollonio riguarda un’altra famiglia di lupi nel territorio di Arena Metato, a San Giuliano Terme, dove da mesi si registrano avvistamenti, già raccontati da La Nazione. Gli animali, fuori dai confini del Parco, sarebbero diventati confidenti a seguito di alimentazioni ripetute da parte dell’uomo, ha spiegato il Parco. In questi casi i lupi tendono ad avvicinarsi ai centri abitati perché trovano resti di cibo o rifiuti non gestiti correttamente. "La situazione – spiega la nota – viene seguita insieme alle altre istituzioni coinvolte". Il Parco, inoltre, ha voluto ricordare alcune regole: non abbandonare rifiuti e non alimentare la fauna selvatica. In caso di incontro, mantenere la calma e non avvicinare l’animale, che tende ad allontanarsi spontaneamente. Se non accade, è sufficiente muovere le braccia e parlare a voce alta.
Enrico Mattia Del Punta
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